Gazzetta di Modena

Modena

lutto nel mondo del giornalismo 

Addio Roberto Rolando cacciatore di notizie e scrittore di storie

Saverio Cioce
Addio Roberto Rolando cacciatore di notizie e scrittore di storie

Aveva 77 anni, era entrato al Resto del Carlino nel 1972 Appassionato della cronaca locale, ha scritto cinque libri

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È scomparso ieri il giornalista Roberto G.Rolando, 77 anni, per anni alla guida delle pagine modenesi del Resto del Carlino. Lascia la moglie Lillia Bruni e il figlio Giovanni, chirurgo al Policlinico. I funerali si terranno domani mattina alle 11 presso la chiesa di San Pio X.

Era nato sulla macchina da scrivere, anche lui con l’Olivetti Lettera 22 sulle ginocchia, quando iniziò le prime collaborazioni con il quotidiano a cui ha dedicato la sua intera vita professionale.

Rolando era fatto così, giornale e casa, quando le pagine si chiudevano alla notte e i menabò non erano mappe interattive sui computer ma andavano disegnati con i righelli, dividendo con simboli e sigle definite titoli, sommari e articoli. Negli ultimi tempi ricordava con simpatia e indulgenza affettuosa quelli che chiamava i tempi eroici del giornalismo, per distinguerli da quelli asettici di oggi. Quando, per intenderci, in uno stanzone ruggivano tutte le macchine da scrivere insieme, dalle 17 in poi, quando cominciava la corsa per chiudere il giornale e trasmettere al più presto in tipografia i testi, per permettere le ribattute.

La rivoluzione delle macchine da stampa aveva cancellato tanto figure professionali che stavano tra la notizia e la carta stampata che doveva uscire il giorno dopo in edicola. Ma Rolando, pur nella sua estrema riservatezza, aveva mantenuto i rapporti con la vecchia guardia, con chi aveva voluto restargli vicino almeno per gli auguri di Natale e Pasqua.

L’altra sua caratteristica, oggi riconosciuta anche da avversari che con lui avevano incrociato la penna, era la correttezza professionale, il controllo dei dati. Sapeva, per istinto e vocazione, che quando si scrive di corsa gli errori sono sempre nelle ultime righe. E lui controllava e ricontrollava. Di qui la promozione prima a vice della redazione e poi a responsabile. Era entrato al Carlino nel 1972 e ne uscì nel 1999, entrando di corsa nel mondo dei computer e dell’impaginazione a freddo. Da giovani seguì anche le inchieste da Padova sulle stragi neofasciste.

Figlio di un ufficiale di carriera dell’esercito che combattè nelle due guerre mondiali, Roberto Rolando era anche un appassionato di storia e di quel senso di appartenenza che oggi chiamiamo modenesità. Nei suoi cinque libri ha raccontato tutto questo e molto altro.



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