I luoghi della Partecipanza raccontati ai nonantolani in un viaggio in bicicletta
Pedalata di cinque chilometri tra campi, alberi e racconti Protagonisti anche i ragazzi della scuola di intercultura «Immersi nella storia»
Chiara Pignatti
Nonantola. Cinque chilometri immersi nel territorio alla scoperta delle storie di alberi e territorio di Nonantola. La biciclettata, organizzata dal Comune, è partita dal museo per poi passare in via Oppio fino all’arrivo in Partecipanza, un’esperienza utile per raccontare il territorio agli stessi cittadini e anche ai ragazzi della scuola di intercultura del comune. Un’esperienza di scambio, sia da parte dei nonantolani che dei ragazzi, e soprattutto un mischiarsi di conoscenze e competenze in diversi ambiti.
Protagonisti di questa iniziativa, gli alberi, i campi e i racconti di anni passati e di come veniva curata e suddivisa la terra coltivata. Ad accompagnare gli ascoltatori, diverse figure, dal presidente della Partecipanza Alberto Reggiani, a Chiara Ansaloni del Museo di Nonantola a Giacomo Vaccari che ha spiegato e raccontato i particolari di alcuni insetti che colpiscono le piante.
«La precedente edizione ha riguardato le torri, quelle odierne e quelle che non ci sono più– racconta il Presidente Reggiani – in questa visita racconteremo gli alberi sia vicini a noi che lontani, quelli che hanno segnato la storia e che continuano a riecheggiare nei racconti dei nonni. E gli stessi ragazzi della scuola di intercultura potranno raccontare le loro sensazioni e i loro ricordi legati agli alberi che hanno visto nel luogo natale».
Diversi infatti gli interventi dei ragazzi durante le tappe: c’è chi ricorda i fiori del gelsomino della Tunisia, chi invece il baniano del Pakistan, una pianta di comunità perché comune nei villaggi e accoglieva i suoi abitanti per parlare e raccontarsi la giornata. Un accenno particolare è stato riservato alla piantata, un sistema di antichissima origine, nato migliaia di anni prima di Cristo.
«“Letteralmente sarebbe la vite maritata agli olmi” – spiega Reggiani – L’economia agricola girava intorno alla pianta della vita, e se cresceva contro alberi robusti produceva molto di più che non il campo di grano, il quale impiegava molto per essere produttivo. Per questo le viti si allungavano sull’olmo, ed esso stesso diventava produttivo: una volta all’anno veniva capitozzato, e i rami servivano per diventare attrezzi agricoli o per scaldare le abitazioni. Le donne poi raccoglievano le foglie per darle agli animali, ed i bambini andavano a caccia di uccelletti per nutrirsi».
Con l’arrivo dell’agricoltura moderna e delle mietitrebbie, molti campi di piantata sono stati ridimensionati e rimpiccoliti. Inoltre, anche la presenza della graffiosi, un fungo patogeno che colpisce principalmente gli olmi, ha ucciso diverse piante, in Partecipanza ne restano 10. «Un progetto della Partecipanza sarà quello di ricreare queste piantate, per migliorare l’ecosistema e ritornare un po’ all’origine dell’agricoltura», conclude Reggiani.
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