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«Modena città aperta per combattere la paura Non torneremo indietro»

Luca Gardinale
«Modena città aperta per combattere la paura Non torneremo indietro»

Il sindaco Gian Carlo Muzzarelli affronta le sfide principali in vista di un autunno difficile  «Aumento dei contagi preoccupante, ma dobbiamo guardare avanti con responsabilità» 

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l’intervista

Luca Gardinale

Se dovesse definire la città che ha in mente da settembre, il termine giusto sarebbe senza dubbio “aperta”. Più che di un’immagine, però, si tratta del risultato di un lungo lavoro, con l’obiettivo di far funzionare la macchina-Modena anche in una situazione sanitaria peggiore rispetto a quella che ci si aspettava. Ad affrontare le sfide dei prossimi mesi è il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli.

Sindaco, siamo ancora alle prese con il virus: è preoccupato per settembre?

«Siamo al lavoro anche in agosto, con tutto il sistema della sanità, per fare in modo che a settembre Modena non torni indietro. Dobbiamo tenere aperta la città che in questa estate ha ritrovato anche gli spettacoli dal vivo, lo sport, la cultura, il turismo e in settembre parte la stagione dei festival: dalla Filosofia allo Smart life, da Dig a Unesco. Ma serve ancora tanto impegno e tanta responsabilità per affrontare un’emergenza sanitaria che, purtroppo, non è ancora finita. E veder aumentare contagi e ricoveri un po’ di preoccupazione certo che la mette».

La scuola ha sofferto tanto: pensa che ci siano le condizioni per un anno più continuo?

«Le condizioni per una scuola in presenza le dobbiamo garantire, il governo ha preso decisioni chiare sulle vaccinazioni del personale, che devono essere estese anche alle educatrici dei nidi. Così come vanno responsabilizzati i ragazzi affinché collaborino con responsabilità a ridurre il rischio di contagi. Poi è necessario lavorare sugli spazi per le aule, sulle classi (evitiamo l’effetto pollaio) e sui trasporti».

Nel frattempo, il green pass è diventato operativo: pensa che funzionerà?

«Siamo ancora in emergenza e non esiste il rischio zero, ma il green pass rappresenta lo strumento per riprenderci un po’ di libertà. Non l’egoistica libertà dell’individuo che pretende di fare ciò che vuole, ma la libertà di chi è consapevole di vivere in una comunità dove per essere pienamente liberi bisogna comportarsi responsabilmente. Essere seduti a guardare uno spettacolo o in un ristorante sapendo di avere attorno solo persone in regola con il green pass (vaccinati, guariti e con un tampone negativo), non ci dà l’assoluta certezza di evitare il contagio, ma la serenità di sapere che le possibilità di contagiarsi sono estremamente ridotte. E questo permette di far ripartire l’economia e l’occupazione, la cultura, il commercio e anche il turismo, come stiamo vedendo in questi giorni: durante il lockdown abbiamo lavorato programmando promozione e iniziative che consentissero il rilancio per tornare prima possibile ai numeri precedenti la pandemia».

Oltre alla prevenzione, servono anche interventi per rafforzare la sanità...

«Stiamo lavorando anche su quello, con un piano di investimenti importante su ospedali e Case della salute, Hospice, Osco e servizi territoriali, con l’obiettivo di migliorare tutta la rete provinciale».

Passiamo a Modena: quali sono le priorità per la seconda parte del mandato?

«Ci stiamo muovendo sugli assi strategici del Piano nazionale di ripresa e resilienza con la digitalizzazione, l’innovazione, la transizione ecologica, la rigenerazione urbanistica e l’inclusione sociale. Nelle prossime settimane porteremo in Consiglio, per l’assunzione, il Piano urbanistico generale che delinea la Modena del futuro, caratterizzata da connessioni forti tra i rioni, con una marcata impronta ambientale (il Piano verde) e un’attenzione alla mobilità già delineata con il Pums. Poi continueremo il lavoro sul Piano digitale, e svilupperemo il Piano giovani e le progettualità della città universitaria. Già in settembre, inoltre, porteremo in Consiglio le linee d’indirizzo sul welfare: dobbiamo darci strumenti efficaci per affrontare le diseguaglianze sociali che il Covid ha ampliato. Il Reddito di cittadinanza ha consentito il sostegno ad alcune situazioni di povertà e ora è giusto confermarlo, come ha detto Draghi, migliorandolo anche per consentire ai Comuni di collaborare a percorsi di effettiva inclusione sociale».

E poi c’è la politica: ci sono le condizioni affinché il Pd faccia bene?

«Mi auguro proprio di sì perché la destra ha ampiamente dimostrato nel nostro territorio di isolare le comunità, rompere le relazioni e in questo momento da soli si rimane sempre più soli. A Pavullo e a Finale, come è già successo a Vignola, i cittadini si meritano di meglio. I candidati del centrosinistra, però, dovranno a loro volta meritarsi la fiducia e credo che debbano fin da ora, con il dialogo e il confronto, puntare ad allargare l’area della coalizione. L’esperienza positiva di Modena e della Regione dimostra che questa è la strada per governare territori così complessi».

L’intervento in cui invocava le primarie per Modena 2024 ha fatto discutere nel Pd. Che caratteristiche dovrebbe avere il candidato ideale?

«Prima di tutto deve amare Modena, poi deve avere la capacità di creare una coalizione ampia andando anche oltre l’attuale configurazione. Il dibattito nazionale si sta sviluppando e sono convinto che sarà possibile anche a Modena trovare punti di condivisione con ambienti ed elettori delle aree che non si riconoscono nella destra estremista e sovranista. Le primarie, che continuano a garantire una partecipazione significativa, potranno essere uno strumento efficace per creare unità e coesione attorno a valori condivisi».

E poi c’è... Muzzarelli: dove si vede nel 2024?

«Io sarò lì, al servizio della città e ad aiutare chi verrà scelto per la candidatura, nei modi e nei termini che lei o lui mi chiederà».

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