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i giovani carpigiani tornati dalla calabria 

Nelle terre di ’Ndrangheta sequestrate: «Toccanti i racconti delle vittime»

M.P.
Nelle terre di ’Ndrangheta sequestrate: «Toccanti i racconti delle vittime»

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Promosso dal Presidio Libera "Peppe Tizian" di Carpi con il patrocinio del Comune di Carpi e il sostegno della Fondazione Casa del Volontariato (ente finalizzato al sociale della Fondazione CR Carpi), si è svolto dal 19 al 24 luglio scorso, “E!State Liberi” a Limbadi, in Calabria.

All’iniziativa hanno preso parte sette ragazzi residenti a Carpi e nelle zone limitrofe, con particolare attenzione alla fascia giovanile compresa tra i 18 ed i 30 anni.

Obiettivo del campo era quello di dare un sostegno concreto all’associazione San Benedetto Abate nella gestione di alcuni beni confiscati nel comune di Limbadi.

Lo scopo principale era quello di rendere queste attività funzionali a un progresso socio-culturale del territorio calabrese che combatte ogni giorno in prima linea la penetrazione dei clan di ’ndrangheta.

L’associazione si è impegnata a prendersi in carico la gestione di beni confiscati alla cosca Mancuso, una ‘ndrina, ovvero una cosca, che da sempre domina questo territorio.

I partecipanti sono stati ospitati presso l’ostello “Tita Buccafusca” sorto su uno dei beni confiscati, mentre le attività si alterneranno tra l’uliveto, in località “Gurnera”, e “Casa 21 Marzo” dove sorge l’Università della Ricerca della Memoria e dell’impegno Rossella Casini - “UniRiMI”.

«Per noi è stata un’esperienza unica e fantastica – racconta Sara De Nunzio tra i sette carpigiani partiti per Limbadi – Siamo stati accolti benissimo. Era il primo campo ed è stata un’esperienza nuova anche per i ragazzi di “Libera”. L’associazione San Benedetto Abate ha il totale appoggio dell’amministrazione comunale, entrata in carica circa un anno fa, dopo che il Comune era stato commissariato per mafia».

«Alcuni membri del Comune di Limbadi - continua De Nunzio - al nostro arrivo, ci hanno accompagnati in macchina e hanno offerto la colazione. Arrivati a Casa 21 Marzo ci hanno affidato compiti leggeri, come la pulizia e il riordino. Non si può ancora lavorare negli uliveti perché, anni fa, elementi affiliati alla cosca Mancuso hanno tentato di bruciare le piante. È una prassi dei mafiosi: quando sanno della confisca dei beni che sono in loro possesso o sotto il loro controllo, tentano di renderli inutilizzabili».

«Il referente di “Libera” che si è esposto in prima linea - conclude - ha detto che la nostra presenza, e il ritrovarsi in un bene confiscato alla ’Ndrangheta è una rivoluzione. Abbiamo percepito anche la voglia di riscatto della popolazione».

Sara poi racconta anche di alcuni momenti toccanti. «Abbiamo incontrato molti familiari di vittime innocenti. Siamo stati sull’Aspromonte, per anni terra di sequestri di persona dove Libera ha realizzato un percorso a tappe. In ognuna di queste, vengono raccontate le storie delle vittime di mafia dagli stessi familiari. Come quella di Adolfo Cartisano detto Lollò, di professione fotografo. Nel 1993 venne sequestrato e fu chiesto il riscatto: ma nonostante il pagamento non venne mai liberato. Solo nel 2003, grazie a una lettera anonima, il suo cadavere viene ritrovato a dieci anni dal sequestro. Siamo stati a Scaliti di Filandri dove abbiamo incontrato la mamma di Francesco Vangeli, vittima di lupara bianca».

I ragazzi carpigiani hanno toccato con mano ciò che di solito i media non raccontano venendo in contatto con le esperienze di legalità in una terra divenuta tristemente nota per le attività della ‘Ndrangheta.

M.P.

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