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il retroscena 

Dai “cubi” al “Fico modenese” I progetti affossati dalla crisi

L.G.

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Senza dubbio il sindaco Muzzarelli e l’assessore Vandelli si possono dire soddisfatti, anche perché l’ex comparto Civ & Civ stava progressivamente diventando un... “mangiaprogetti”. Del resto, le proposte in campo hanno dovuto fare i conti da una parte con la crisi economica, dal 2020 aggravata da quella causata dalla pandemia, e dall’altra con il tramonto del “mall”, il grande centro commerciale che aveva fatto fortuna negli anni ’80 e ’90. Fatto sta che l’area di 32mila metri quadrati di via Polonia, storica sede modenese della Civ & Civ, doveva inizialmente trasformarsi in una avveniristica struttura chiamata “i cubi di Modena”: in sostanza, un grande centro commerciale che avrebbe ospitato un supermercato e un comparto della moda, oltre a eventi di intrattenimento. Un’idea abbandonata ancora prima di poter essere chiamata “progetto”, mentre le basi sembravano più solide per quello che negli ultimi tre anni ha visto in campo un gruppo di investitori veneti, ma anche la Cna di Modena, i vertici di Legacoop e Politecnica, società di progettazione dal respiro internazionale con sede a Modena. Un progetto che ha portato a diversi incontri tra gli “stakeholders”, e che prevedeva di trasformare l’area abbandonata in un grande spazio dedicato alle eccellenze modenesi ed emiliane - sul modello di Eataly, ma in salsa locale - ma anche al mondo del benessere, a quello della moda, con un occhio all’intrattenimento, dal momento che il piano interessava anche il cinema Victoria, da tempo alla ricerca di una seconda sede per ampliarsi con eventi e spettacoli. Anche questo progetto, però, è caduto sotto i colpi della crisi economica, cedendo il passo ad una riqualificazione che non prevederà spazi commerciali, ma il principale centro logistico di Conad nel nord del Paese.

L.G.

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