«Rotore, simbolo del degrado Il Comune intervenga subito»
Il capogruppo del Carroccio sul grande edificio di via Finzi: «Da simbolo della rinascita a immagine di un fallimento Ora servono delle risposte»
«Altro che simbolo della rinascita urbanistica del quartiere: il Rotore è la triste immagine di un palese fallimento progettuale, ancora ben lontano dal diventare, come promesso dal primo cittadino pochi giorni fa, un centro privato di housing sociale con tanto di servizi per anziani». Così Alberto Bosi, capogruppo della Lega in Consiglio comunale, interviene sull’edificio abbandonato di via Finzi: «Ad oggi è in realtà una discarica a cielo aperto, un rifugio per tossicodipendenti, prostitute e senzatetto. In altre parole, l’emblema del degrado».
Il capogruppo del Carroccio fa quindi notare che «il tempo passa, il cantiere è fermo da più di dieci anni, e le condizioni dell’area si aggravano giorno dopo giorno. Lo scheletro di cemento e ferro è sempre lì, e chissà per quanto ancora lo sarà, tra sporcizia, rifiuti di ogni genere, siringhe e giacigli di fortuna». Sulla questione interviene anche il vicepresidente del Consiglio comunale Stefano Prampolini, che ricorda come a fine giugno la struttura fosse tornata al centro della cronaca locale per un incendio. «Da quell’episodio non è cambiato nulla: le fiamme, che peraltro pare siano divampate proprio a causa di un bivacco, non sono servite ad allontanare i disgraziati e i delinquenti che vi si radunano illecitamente. Anzi, le occupazioni abusive sono all’ordine del giorno nonostante i lavori nelle aree limitrofe. Per fortuna che il Rotore doveva essere il primo traguardo della riqualificazione dell’intera area dell’ex Mercato Bestiame», incalza Prampolini.
Gli esponenti del Carroccio fanno quindi sapere di essere al fianco dei cittadini del quartiere in merito a questo problema e a loro si uniscono nel richiedere l’intervento dell’amministrazione. «Sappiamo bene che la questione è delicata - riprende Bosi - non solo per il livello di sporcizia e disagio sociale che si è raggiunto, ma anche per ragioni di proprietà: la cordata di privati guidata da Cmb, infatti, non ha più fatto sapere nulla ai modenesi sul destino della struttura abbandonata al degrado più totale».
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