Bufera sulle nozze Mps-Unicredit
Il titolo arranca in Borsa dopo le voci di un possibile aumento di capitale di tre miliardi, si infiamma la polemica politica
Luciano Menconi
SIENA. Un aumento di capitale da tre miliardi per favorire le nozze tra Mps e Unicredit. La voce, che ha iniziato a circolare giovedì ma che per tutta la giornata di ieri è rimasta tale (non è stata diramata alcuna conferma né smentita ufficiale , ha scosso la banca in Borsa e riacceso la polemica politica intorno a un’operazione che si presenta come l’unica via d’uscita alla crisi dell’istituto di credito più antico del mondo.
L’aumento di capitale
Secondo l’agenzia di stampa internazionale Bloomberg, il ministero del Tesoro (azionista di maggioranza di Mps da quando nel 2017 stava per fallire) starebbe valutando un aumento da 3 miliardi per rafforzare il patrimonio della banca in modo da renderla più attrattiva per Unicredit.
Si tratterebbe, sempre secondo Bloomberg, della soluzione preferita dal governo per soddisfare la richiesta della banca milanese di un’operazione che non impatti sul suo capitale e per permettere agli altri soci dell’istituto senese di non diluirsi partecipando all’aumento. L’importo del rafforzamento patrimoniale sarebbe però ancora oggetto di discussione e soprattutto legato al risultato della valutazione in corso da parte del possibile acquirente.
Scossa sul mercato
La notizia, che non è stata commentata da nessuno dei protagonisti e su cui fino a ieri pomeriggio non risultavano richieste di chiarimento della Consob, ha provocato uno scossone in Borsa, dove il titolo Mps ha ceduto il 2,5 per cento, a 1,1 euro, dopo che aveva recuperato un po’di terreno dal minimo (-3,1 per cento) toccato poco prima delle 12.
banca toscana
In questo scenario il presidente della Regione Eugenio Giani ha rilanciato l’idea di una riedizione della vecchia Banca Toscana, che nel 2009, proprio all’indomani della sciagurata acquisizione di Antonveneta, fu incorporata in Mps. «Se nel nuovo processo – ha detto Giani – venisse creata una banca interregionale del Centro Italia con sede a Siena e di cui Unicredit fosse socia di maggioranza, ci potrebbero essere all’interno anche fondazioni toscane e magari la Regione tramite Fidi Toscana. Un po’ il modello di quella che fu Banca Toscana». Per il presidente della Regione, fatto salvo che il marchio e il lavoro devono essere salvaguardati «Mps può essere controllata da altri ma know how e identità vanno salvati. Non posso certo impedire che ci sia una trattativa fra lo Stato e un privato – ha concluso – ma mi fa piacere che sia stato detto che la contrattazione non deve essere ritenuta irreversibile e spero che attori come Regione, Comune e parti sociali siano coinvolti».
La lega all’attacco
Intanto la polemica politica si infiamma. È soprattutto la Lega a cavalcarla. Con Matteo Salvini che ripete che «dopo i risultati positivi dei primi sei mesi di quest’anno risulta ancora più incomprensibile l’ipotesi di svendere Mps a UniCredit, a spese dei contribuenti italiani». Mentre Alberto Bagnai, responsabile economico del partito, a proposito delle voci sull’«ipotetica ricapitalizzazione dell’istituto si suppone a spese dell’azionista e quindi del contribuente», sottolinea che «una vicenda di queste entità e delicatezza andrebbe gestita in modo più serio» risparmiando «profili di manipolazione del mercato».
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