E ora il titolare del Marchetti chiede il risarcimento a Barga
Saverio Cioce
PIEVEPELAGO. Da sei anni ormai il Rifugio Marchetti del lago Santo è chiuso, e ora è preda di vandali che entrano liberamente in quella che era una delle più belle strutture ricettiva dell’Appennino. Sembra un precipitare senza fine, la vicenda di questo gioiello che è stato riferimento per generazioni di turisti. Nell’estate che ha portato tanti escursionisti nei luoghi più belli dell’Appennino, e questo lo è senza dubbio, qualcuno ha trovato le porte aperte e non ci ha pensato due volte a intrufolarsi all’interno, facendo nuovo danno nel danno di una struttura che è ferma dall’ottobre 2015, passando anche per cinque inverni.
Ma il braccio di ferro che oppone Giorgio Ballestri (gestore e titolare delle mura dopo averle rilevate nel 1991 dalla vedova Marchetti) e gli Usi Civici di Barga (Asbuc) potrebbe essere a una svolta. Nei primi giorni di settembre davanti al Tribunale di Modena verrà discussa la causa intentata da Ballestri per ottenere il risarcimento sul fabbricato che a suo tempo aveva anche completamente ristrutturato. In totale una cifra vicina ai 300 mila euro, secondo la valutazione fatta dal perito del Tribunale.
La querelle parte dal 1996: allora Ballestri sottoscrisse col Comune di Barga un preliminare di vendita per l'acquisto del terreno su cui sorge il rifugio per 115 milioni di lire. Ma l’anno dopo il Comune passò la proprietà all'Asbuc, che non volle sapere di vendere. Così è iniziata la battaglia, con l’Asbuc che si è detta proprietaria del rifugio perché è costruito su suo terreno. Ma una piena proprietà è tale solo se libera da crediti o ipoteche. E Ballestri è sempre rimasto titolare del credito sul valore dell'immobile perché le spese di costruzione fanno capo a lui in qualità di erede subentrato.
Nell’ottobre 2015 è stato sfrattato per non aver pagato alcune mensilità di affitto a causa del calo turistico legato all’interruzione della strada che porta al lago Santo, per l’emergenza frane. Per poche rate non pagate a causa di eventi di forza maggiore (nonostante le raccomandate inviate per posticipare i pagamenti) qualche funzionario forse troppo solerte ha scatenato una battaglia legale spropositata, che si trascina tuttora nonostante i ripetuti inviti di Ballestri a trovare un accordo.
Non gli è rimasto quindi che rispondere colpo su colpo in sede giudiziaria: è ancora aperta tra l’altro una causa in Cassazione legata all’interruzione di convenzione. Poi adesso la nuova causa per avere l'indennità spettante per il valore del costruito. «Dovranno essere pagati lavori e valore per la cifra accertata dal perito del Tribunale» riassume l’avvocato Gozzoli, che difende la famiglia Balestri. Nel tentativo di trovare la via d’uscita di un accordo che premetta di riaprire la struttura, a luglio il leghista Simone Pelloni ha portato il caso in Regione, chiedendo un interventi risolutivo.
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