Il Mercato contadino resiste a Covid e meteo «Non ci lamentiamo»
«Va anche meglio di altri anni, certi prodotti vanno a ruba» «Il segreto sono la qualità e le cose fresche e naturali»
Mattia Vernelli
Dietro alle casse cariche di prodotti che orgogliosamente espongono al mercato contadino di via Po, i produttori locali, si tratti di agricoltori, di allevatori oppure di apicoltori, si ritengono soddisfatti dell’attuale stagione.
«C’è voglia di frutta fresca e di qualità e la gente ha risposto bene. Anche meglio dei precedenti anni, ho rilevato un 20% in più di ricavato», dice Luca, che è un produttore e rivenditore di frutta di questa zona.
«Adesso è il tempo delle Solanacee, quindi peperoni, pomodori, melanzane e della frutta estiva come possono essere le pesche, le albicocche e le prugne. Questi tipi di frutta attualmente stanno andando a ruba».
La ricerca della qualità è la caratteristica che sta accomunando tutti i venditori al dettaglio.
«A differenza di chi può fare affidamento sui contratti con la grande distribuzione organizzata, con i supermercati – spiega Marco Casini, anche lui produttore - noi dettaglianti possiamo stabilire i prezzi. Garantire un prodotto buono è nostro dovere, e il cliente è sempre più esigente in fatto di qualità. Questa è una cosa che io ritengo particolarmente positiva».
E i prezzi? «Pesche ed albicocche costano di più. È inevitabile – continua Luca – perchè la gelata di quest’anno ha bruciato numerose gemme e la produzione ne ha risentito in misura consistente. Siamo su prezzi di 4,5-5 euro al chilo contro i 3,5 dell’anno scorso».
La gelata di aprile non ha risparmiato quasi nessuni e il mercato ha modellato i suoi prezzi d’acquisto.
«Si parla addirittura di 2 euro in più al chilo nelle albicocche – dice Irene Santin di Pavullo – quelle più colpite questa primavera. Speriamo in un tempo più clemente l’anno prossimo. A Pavullo, dove c’è la sede della nostra azienda, siamo stati davvero sfortunati».
Sulla stessa linea Marco Casini. «Una produzione calata del 50-60%. Le temperature minime della notte hanno portato ritardi sulla frutta in campo aperto, l’unica senza danni è stata quella in serra».
Marco Zini non ha alzato i prezzi, nonostante anche lui lamenti un forte calo della produzione. «Parliamo di una perdita di 10-12 mila euro che corrispondono al 40 per cento in meno rispetto ad una annata normale. I nostri prezzi però non sono stati variati».
Nadia arriva dagli alti pascoli di Frassinoro e al sabato a Sassuolo espone in vendita i prodotti fatti con il latte delle sue capre camosciate: «Ci riteniamo fortunati ad essere un settore, quello alimentare, che non si è mai interrotto, neanche durante i lockdown. Adesso le vendite calano un po’ perché tanti sono al mare, il ribasso è fisiologico e naturale. Rispetto a tante altre realtà non ci possiamo lamentare».
Anche i colleghi di “La costa”, nello stand di fianco, hanno accusato la partenza di tanti. «Adesso un po’ meno, sono tutti in ferie tranne me – scherza Moreno, il titolare – ma il calo è normale, le vendite ci sono. La produzione l’abbiamo a San Michele, facciamo formaggi di mucca: la chiave è garantire tutti gli anni prodotti freschi e naturali».
La conferma che la pandemia non abbia scalfito il settore alimentare arriva anche dalla fattoria Germoglio, che coltiva grano bianco e integrale e il farro. Lo stand è presieduto da Vera, la titolare è circondata da schiacciate, grissini, pane fresco e tanti altri farinacei: «Noi abbiamo incrementato i profitti – dice – Paradossalmente si vende di meno quando non ci sono restrizioni, perché la gente, come avviene in questo periodo, va al mare».
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