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In città arriva il padel: cantiere all’oratorio

Enrico Ballotti
In città arriva il padel: cantiere all’oratorio

I lavori per il campo aprono il dibattito social: «Perché il parco è ugualmente chiuso?». Don Luca: «Problemi di sicurezza» 

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Enrico Ballotti

VIGNOLA. Anche Vignola avrà il suo campo da padel, lo avrà nell’area dell’oratorio parrocchiale. Il padel è una nuova pratica sportiva molto di moda in questo ultimo periodo tra i giovani e non solo. Qualcuno l’ha definita così: basi del tennis e imprevedibilità dello squash. Per misurarsi in questa disciplina nata in Sud America è necessario un particolare campo, quello che appunto hanno deciso di “confezionare” all’Oratorio. L’importo dei lavori, si legge sul cartellone che accompagna il cantiere, è di 40mila euro. L’investimento è curato dal Consiglio di amministrazione dello stesso oratorio che al suo interno, almeno per quanto concerne l’area sportiva, può contare sul Circolo tennis Muratori. I lavori sono già iniziati e sui social sono arrivati i commenti dei cittadini: positivi e negativi. Prima di entrare nel dettaglio di questa discussione è però fondamentale riavvolgere il nastro: «Per il gioco del padel – sono le parole di don Luca Fioratti, parroco di Vignola – la richiesta è sempre maggiore. Tanti vignolesi, abbiamo saputo, sono costretti a spostarsi in altri comuni per usufruire del servizio. Per questo si è iniziato a costruire il campo dell’oratorio. Non prima però di aver chiesto i permessi al Comune e aver pagato quanto necessario per avviare il cantiere. Specifico che si tratta di un solo campo e che questo non è l’unico intervento in atto. Si sta anche lavorando per allargare il parco giochi eliminando quei fittoni di cemento che erano sotterrati, ma che sono usciti con l’abbassamento del terreno. Come si può intuire non mi sto occupando del cantiere in prima persona. La decisione è stata presa dal Consiglio del quale fa parte il Circolo tennis».

Non resta, quindi, che tornare a un argomento già accennato in precedenza. La notizia del nuovo cantiere si è presto sparsa sui social. I pareri sono diversi, positivi o meno, con molti che hanno spostato l’attenzione sulla chiusura da tempo in essere del parco dell’oratorio. Un tema molto sentito a Vignola tanto che su Facebook si è formato il gruppo “Amici dell’Oratorio”. Ed è a firma di alcuni suoi rappresentanti la lettera aperta inviata a don Luca e pubblicata sul social nella serata di ieri, nella quale si chiede ai rappresentanti pastorali di condividere «un progetto di rilancio – dicono Marco Serra, Gianfranco Uguzzoni, Cecilia Marzi e altri 14 firmatari - Vorremmo scrivere con i sacerdoti e i laici che gestiscono l’oratorio un progetto educativo ampio che coinvolga bar, parco, gruppi giovanili, case vacanza e ruolo delle società sportive. Vorremmo costruire un percorso di formazione per gli animatori della parrocchia, prendendoci cura di loro affinché possano gestire i gruppi con maggiore autonomia e delega». Per questo progetto è stata inoltre indetta una raccolta firme, aperta a chiunque voglia sottoscrivere il progetto di questo gruppo di famiglie, ex frequentatori storici dell’oratorio. «Bisogna pensare un nuovo oratorio, con le radici ben salde sotto la Croce ma capace di guardare negli occhi i nostri ragazzi e il futuro che attende loro e noi».

Don Luca spiega l’attuale chiusura: «Mettiamo subito una base, stiamo parlando di un’area privata che è sotto la responsabilità di una persona. Al suo interno ci sono, per esempio, dei giochi per i bambini che non hanno le certificazioni necessarie previste dalle normative. Mi sono chiesto: e se qualcuno si dovesse fare male? La risposta è fin troppo semplice: occorre cambiare i giochi e installarne di sicuri al cento per cento. Un intervento costoso sul quale certo ragionando. Non è però facile reperire in fretta una somma per un investimento del genere, se arrivasse qualche sponsor sarebbe ben accetto». Il parroco aggiunge: «Non possiamo dimenticare, poi, tutte le regole che riguardano il distanziamento sociale in questo periodo pandemico. Ci vorrebbero dei controlli, dei volontari che spendessero un’ora del proprio tempo a garantire il rispetto delle regole. Questi speriamo possano arrivare e di poter continuare in tutta sicurezza».

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