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Per una rete completa di piste ciclabili ora mancano i raccordi e le manutenzioni

Gabriele Bassanetti
Per una rete completa di piste ciclabili ora mancano i raccordi e le manutenzioni

Impulso decisivo con le realizzazioni nell’area Cisa Cerdisa: le direttrici così esistono ma le lacune vanno colmate

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Gabriele Bassanetti

La realizzazione in corso delle piste ciclabili nella nuova area Cisa Cerdisa, fra Fiorano e Sassuolo, dà finalmente un nuovo impulso al completamento della rete di mobilità sostenibile del territorio.

È il primo tratto davvero consistente di pista ciclabile che viene realizzato dal 2017, farà da raccordo fra i percorsi in arrivo da Fiorano e Maranello e la rete sassolese. Proprio intorno a queste opere in corso di costruzione si è sviluppato, fra forze politiche e anche fra cittadini grazie all’uso dei social, un esteso dibattito sulla consistenza della rete ciclabile sassolese.

Ovviamente le opinioni spaziano da quelle catastrofiche, che dipingono un territorio preda esclusiva delle auto, a quelle meno pessimistiche. Ma esiste davvero la possibilità di una mobilità ciclabile sul territorio sassolese? La risposta è positiva: le direttrici che attraversano gli otto chilometri di diametro della città e delle sue periferie ci sono eccome. A mancare sono i raccordi e soprattutto la manutenzione.

La maggior parte della rete di piste ciclabili esistenti venne realizzata sotto le amministrazioni di Laura Tosi e Graziano Pattuzzi, quindi non meno di vent’anni fa. L’obiettivo era di rendere attraversabile l’intero territorio e fu quasi centrato. Ci sono piste ciclabili che portano in centro da Braida, confine con Fiorano, da Pontenuovo, dal confine con il Reggiano e anche da Ponte Fossa, confine con Formigine, attraverso la zona industriale. Penalizzata era rimasta la zona di via Ancora e Borgo Venezia, ma ci pensò l’amministrazione Pistoni a realizzare, nel 2017, il tratto mancante che collega questi quartieri con via Radici e con le ciclabili già presenti su quella strada.

Il piano delle ciclabili non era stato realizzato a caso, ma con una cartina in dotazione all’Ufficio tecnico, sulla quale era ed è tuttora rilevabile che a mancare sono principalmente raccordi e attraversamenti in sicurezza. Ci sono lunghi tratti di pista di cui a un certo punto non si capisce lo sbocco, che non si collegano con il tratto successivo se non con acrobazie e passaggi tutt’altro che sicuri. Si tratta di opere di pochi metri di lunghezza, che con un piano opportunamente studiato potrebbero completare la rete offrendo un ulteriore beneficio a quello che porteranno le piste della zona Cisa Cerdisa. Anche perché, un po’ grazie al continuo tam tam sui temi ecologici, un po’ grazie agli incentivi per i mezzi elettrici, la mobilità ciclabile ha finalmente fatto breccia nel territorio sassolese, quello in cui statisticamente ci sono almeno due auto per famiglia e diecimila camion di passaggio ogni giorno.

L’altro punto veramente dolente è lo stato di manutenzione. Molte piste, soprattutto in centro, sono state realizzate oltre vent’anni fa e purtroppo si vede: i tratti peggiori sono via Marini, via San Francesco, via Mazzini. Scavi per posa di cavi e condotte, lavori di asfaltatura, degrado naturale dei materiali hanno prodotto, in queste e altre zone, buche, irregolarità e terreni sconnessi che per ciclisti non proprio abili o giovani diventano davvero rischiosi. Anche in questo caso però dovrebbero esserci in cantiere progetti di rifacimento. Non siamo lontani, insomma, da una rete ciclabile accettabile e forse è il momento giusto per terminarla.



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