Don Luca Baraldi parte in missione nel Canada: 3 anni con gli Inuvialuit
Dalla città dei Pio agli sconfinati territori del Nord Ovest del Canada, dove in un territorio grande cinque volte l’Italia abita una popolazione inferiore a quella di Carpi.
È questo il cambio di vita a cui si prepara don Luca Baraldi, per otto anni alla guida della parrocchia di San Giuseppe Artigiano, la più popolosa di Carpi con oltre 15 mila abitanti. A giorni, quando il 7 settembre riapriranno le frontiere canadesi anche agli europei, il sacerdote tornerà a fare i bagagli ma questa volta resterà in stretto contatto con la sua nuova diocesi di McKenzie.
Quando partì ai primi di luglio da Bologna, agli sportelli della Klm, la compagnia aerea olandese, nessuno gli disse che le frontiere erano state chiuse. Lo scoprì ad Amsterdam e tornò in Italia.
«Questa dovrebbe essere la volta buona - dice non senza una punta di rammarico - Del resto mi aspettano tre anni di lavoro almeno e non sarà un rinvio che mi preoccupa. Tutto è nato nel 2018 quando sono andato in Canada e ho scoperto una realtà nuova, che sino a poco tempo fa era ritenuta terra di missione al pari dell’Amazzonia. La differenza è che nell’America Latina ci sono gli indios, mentre in quelle terre così vicine al Polo Nord, dove l’inverno i venti freddi arrivano a meno 60°-70°, si sono gli esquimesi. Per l’esattezza mi occuperò degli Inuvialuit, i nativi americani di quelle terre. Parlando con il vescovo di quella diocesi scoprii una realtà che mi ha appassionato; al mio ritorno a Modena ho avuto il via libera da mons. Castellucci. Le due diocesi si sono accordato e io parte al servizio della Chiesa Universale. Carpi resterà con me, certo, anche se le comunicazioni saranno via video. Studierò forme di cooperazione tra le due realtà». Intanto dovrà organizzarsi. Ogni centro in cui sarà presente dista 350 km l’uno dall’altro, praticamente senza strade. L’unica possibilità di spostamento è con piccoli aerei.
S.C.
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