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Crisi per le camicie Migor:richiesto il concordato

Giovanni Medici
Crisi per le camicie Migor:richiesto il concordato

L’azienda fondata nel 1931 da Minervo Gorgò ora è guidata dai quattro nipoti Il sindacato Filctem Cgil: «Cercheremo di evitare l’impatto sui 36 lavoratori»

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Giovanni Medici

Momento difficile per uno dei marchi più noti del tessile-abbigliamento carpigiano, forse l'ultima azienda storica a conduzione familiare nel settore della moda: la Migor spa ha infatti depositato al Tribunale di Modena un’istanza per ottenere la concessione del termine per il deposito di una proposta definitiva di concordato preventivo.

L’istanza dovrà esser corredata da un piano per evitare la liquidazione, soddisfacendo i creditori attraverso la continuità aziendale e una ristrutturazione dei debiti. Il piano di concordato dovrà essere presentato al Tribunale entro il 10 novembre.

Migor, fondata nel 1931 da Minervo Gorgò, strutturata dagli anni Cinquanta come industria grazie al figlio Roberto (scomparso nel dicembre scorso a 88 anni) è un’impresa specializzata nella camiceria da uomo, segmento medio-alto classico e sportivo, ma produce anche camicette da donna. Attualmente i titolari della Migor sono i figli di Roberto, Andrea, Fabio, Stefano e Daniele, entrati in azienda negli anni Ottanta. Hanno preferito per ora non fare dichiarazioni sulla attuale situazione dell’impresa di famiglia. Proprio tre anni fa la sede storica della Migor di via Colombo (il nome dell’impresa deriva da quello del fondatore) venne abbattuta (assieme alla villa padronale vicina, in tutto erano 3.100 metri quadrati) e nel luglio 2019 al suo posto era sorto il supermercato Aldi. L’azienda si era intanto trasferita già nel 2008 nella zona industriale, in via Fleming, in un capannone di 6200 metri quadrati, mentre poco lontano, in via Copernico, trovò sede lo spaccio aziendale. La produzione è stata da tempo in parte delocalizzata in Tunisia. Negli anni passati la Migor aveva firmato accordi di produzione e commercializzazione su licenza con importanti marchi nazionali, tra i quali Navigare e Armata di Mare, e attualmente è presente sul mercato con i brand Webb&Scott and co. (che non molti anni fa ha aperto un negozio monomarca in via Farini a Modena), Blusalina e Philo Vance.

Proprio nel giugno dell’anno scorso era stato festeggiato un nuovo accordo tra Navigare e Migor spa. L’azienda dei fratelli Gorgò (dieci anni fa produceva oltre 700mila camicie, con circa 300 dipendenti oltre a un indotto di 200 persone e con un fatturato di circa 15 milioni di euro) ha sicuramente subito il contraccolpo della crisi della attuale Manifattura Riese, nata sessant’anni fa a Rio Saliceto prima di trasferirsi a gennaio proprio a due passi dallo spaccio Migor.

«La proprietà ci ha convocati qualche giorno prima delle ferie e ci ha riferito di una situazione difficoltosa per cui, dopo la cassa Covid, c’è l’intenzione di continuare con un ammortizzatore straordinario. Da ottobre si potrebbero prefigurare o la cassa straordinaria o la solidarietà. Si è parlato di esuberi – spiega Sergio Greco della Filctem-Cgil di Carpi – che potrebbero riguardare diversi degli attuali 36 lavoratori. In questi anni, nonostante la crisi, gli addetti sono diminuiti in virtù di pensionamenti. Cercheremo di fare in modo che questa situazione difficoltosa impatti il meno possibile sui lavoratori».

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