Sassuolo, il giallo. Si sblocca il caso dell’imprenditore Fogliani Avviata la procedura per la morte presunta
Nel 2018 era sparito in mare senza lasciare tracce: la sua imbarcazione era stata trovata spiaggiata nel Livornese Aveva incassato i primi 30 milioni di euro per la vendita della sua azienda Ceramica Serra, valutata quasi il doppio
SASSUOLO. Poche righe stampate sulla Gazzetta Ufficiale per annunciare la richiesta di dichiarazione di morte presunta dietro uno dei più misteriosi casi di scomparsa degli ultimi anni in Italia.
I due figli adulti e il loro fratello, figlio della donna russa compagna del padre, hanno ottenuto dal Tribunale di Modena la pubblicazione dell'ordinanza che avvia la complicata procedura per ufficializzare la morte di Pietro Fogliani, 56 anni. Esattamente tre anni fa l'imprenditore ceramico sassolese appassionato di vela sparì in mare pochi giorni dopo aver venduto la Ceramica Serra.
Aveva appena incassato 56 miloni di euro. Trenta dei quali pagati subito. Una vicenda dolorosa e sconcertante per l'assenza di elementi che chiariscano l'accaduto e per gli inevitabili sospetti - qualunque sia stata la causa della sua sparizione, fosse anche stato un omicidio - che hanno spinto la Procura di Livorno ad aprire un'inchiesta per semplice scomparsa, della quale si sono perse le tracce da molto tempo.
L'annuncio pubblico di morte presunta ora avviato prevede sei mesi per fornire informazioni utili nel caso in cui qualcuno venisse a sapere cosa è accaduto a Fogliani.
Dopo inizierà una nuova fase che terminerà con la comunicazione all'anagrafe che permetterà di avviare il passaggio formale per la successione, la divisione dell'eredità e la gestione della grande fortuna in denaro lasciata dall'ex imprenditore.
I trenta milioni della prima tranche erano stati subito versati dalla multinazionale anglo-australiana Victoria Plc, quotata alla borsa di Londra. Il versamento era avvenuto dopo la firma per la cessione dello stabilimento Ceramica Serra, la fabbrica sulla Nuova Estense tra Torre Maina e Serramazzoni che aveva fondato suo padre Eusebio portandola al successo economico.
Quali intenzioni avesse Pietro riguardo investimenti o utilizzi futuri di quella considerevole massa di denaro, non è noto.
Ed è da questo aspetto che parte la ricostruzione approssimativa e rimasta lacunosa dei quattro giorni di silenzio a cominciare dal 18 agosto 2018, giorno in cui Pietro è partito da Sassuolo e ha raggiunto La Spezia.
La compagna russa, più giovane di lui, ha in seguito detto agli investigatori che lunedì 20 agosto alle 10 aveva provato a chiamarlo ma il telefono era muto.
Niente di grave, e lo ha riferito anche la ex moglie: Pietro era solito sparire per giorni immergendosi nella solitudine dei suoi giri in barca. Remigio Ferrari lo ha confermato alla Capitaneria di Porto di Livorno. È un imprenditore reggiano suo amico. Spesso uscivano in barca insieme.
Quando il 22 agosto i ragazzi del surf club di Vada, Livorno, hanno visto una grande barca a vela spiaggiata e piegata nella secca, non potevano immaginare che si sarebbe aperta una vicenda inquietante e sinistra.
Le guardie costiere, salite a bordo, hanno trovato il cellulare spento da giorni e scollegato, come spento era il gps al comando della barca. Nessun indicazione delle rotte, dunque.
Uno scontrino documentava la spesa fatta in una rosticceria al porticciolo spezzino dove era ormeggiata la Lulubelle, un 15 metri. Era la barca a vela spiaggiata sul lato e col fiocco solo in parte issato. Il motore era spento. La scaletta giù, pronta per la risalita.
L'elemento che ha subito attirato l'attenzione degli investigatori è stato però un salvagente a ciambella legato a una fune attorcigliata all'elica. Remigio Ferrari ha detto agli investigatori della Capitaneria di Porto che Pietro era solito fare il bagno al largo facendosi trasportare da una ciambella attaccata a una fune sulla barca a motore spento.
Ma è andata davvero così? È una spiegazione sufficiente per un mistero così grande? E un'altra domanda ancora più importante: Pietro era solo o in compagnia di una o più persone fuggite dopo un evento tragico?
Quattro giorni di battute intensive in mare, con l'aiuto di un elicottero e dei sommozzatori dei vigili del fuoco, non hanno dato risultati: le ricerche per recuperare il corpo sono state sospese e da quel momento gli accertamenti sono arrivati in un vicolo cieco.
Anche dopo il ritrovamento del corpo mutilato di un sub a Deiva Marina nello Spezzino: non era Pietro. Scartati il suicidio e l'ipotesi di una fuga per mancanza di motivi psicologici concreti e di movimenti bancari, resta aperto il mistero di questa scomparsa in mare che dopo tre anni potrebbe diventare presunta e quindi considerata legalmente effettiva nelle sue conseguenze.
Un tempo ridottissimo, se si pensa che la legge indica in dieci anni l'attesa dalla sparizione, e non tre, per l'atto di cosiddetta volontaria giurisdizione (anche se per i tre anni esistono precedenti proprio per casi di cadute in mare).
Ora, con la pubblicazione disposta dal Tribunale di Modena, si è avviato l'iter per regolarizzare la posizione dei familiari che vivono in un limbo legale dal 2018 rispetto ai beni di Pietro.
Lo sblocco dell'ingente patrimonio lo renderà disponibile agli eredi secondo modalità successorie.
Chi avrà e quanto, sarà da stabilire. Un patrimonio che Pietro non ha neanche avuto il tempo di godere.
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