«Basta distinguere scienze o umanistico: ai ragazzi serve tutto»
Daniele Barca: «Non nuove materie ma nuovi percorsi È la storia che ci insegna che si può cambiare»
Daniele Barca è dirigente dell’istituto comprensivo 3 che comprende le medie Mattarella, le primarie Rodari e King e la scuola dell’infanzia Rodari. A lui abbiamo chiesto di aprire il dibattito su una nuova idea di scuola.
Si riparte. Dopo due anni i problemi sono ancora trasporti e spazi: non pensa che la scuola abbia perso un’occasione per parlare di altro?
«Se non sbaglio era Giovanni XXIII che, per portare il Vangelo in missione, diceva che prima era necessario dar da mangiare e prima ancora dare i mezzi per poter mangiare. Non trovo strano che ci siamo concentrati su come aprire. Poi credo che questo tempo potesse essere sfruttato da ogni comunità per riflettere su una scuola nuova. L’occasione c’era e credo che tutti, chi più e chi meno, abbiano imparato qualcosa».
Ci si è concentrati sulla dad, demonizzandola più di quanto necessario. Ma davvero prima della dad gli studenti avevano rendimenti più alti?
«Lascio agli studiosi di risultati questo argomento tanto interessante quanto divisivo. Capovolgo la domanda: ma davvero la lezione in presenza è sempre, tutti e 200 i giorni di scuola, così produttiva e con rendimenti alti? Non parlo della relazione che lo è sempre e comunque, ma della lezione. Su questo non abbiamo dati; ho imparato, però, che sono necessari grandi “maestri” per una scuola in presenza. Non è facile. Più difficile della dad perché non basta una connessione…».
Eliminiamo dad, distanziamento, trasporti. Quali parole vorrebbe nel dibattito sulla scuola?
«Benessere, fiducia, nuovi apprendimenti, sfide».
Se dovesse progettare una scuola nuova, cosa proporrebbe?
«Una riflessione seria su quelli che chiamo i quattro cantoni: sugli ambienti, sulle classi intese come gruppi di studenti che sono nati nello stesso anno, sui tempi, tutti uguali, ed infine sui curricoli. Che cosa insegnare nel 2021/2022? Nel 2023 la scuola media unica e obbligatoria farà 60 anni. All’epoca una rivoluzione, oggi uguale ad allora mentre quei 3 anni restano una rivoluzione “solo” nei corpi e nelle anime dei nostri ragazzi. Per qualcuno è solo la parentesi in cui preparare alle superiori. Ma allora eliminiamola se servisse solo ad essere una primaria più severa e con i voti! Nel 1963 io non ero ancora nato e c’erano Martin Luther King, Kennedy, il primo governo Moro… un altro mondo. In quale campo è rimasto tutto uguale?».
C’è spazio per un nuovo modo di insegnare?
«Finché esistono i ragazzi con le loro domande, si. Aprire le menti, considerare i diversi stili di apprendimento, per esempio: la pedagogia lo dice da più di un secolo. Quanti lavorano in questa direzione e quanti sono fermi allo sviluppo di tre intelligenze: leggere, scrivere, contare?».
C’è spazio per nuovi insegnamenti?
«La pandemia ha insegnato che oltre ai libri c’è la natura, gli spazi, il mondo intorno. Per la verità lo diceva anche Galileo… il libro della natura. L’invito è a costruire percorsi più attuali per un mondo in cui tutto influisce, in cui una volta appresi i fondamentali, saperi e strumenti si contaminino. Basta con le strumentalizzazioni libro/pc, scienze o umanistico. Tutto serve. A IC3 stiamo lavorando a percorsi multidisciplinari per tutti che presenteremo a settembre nella Smart week: MAIA, sostenibilità, scienze e agenda 2030; Lucy, logica, matematica, intelligenza artificiale; Frida, arte, musica, cultura; MAry (come maria montessori) aiutaci ad apprendere, per provare a non lasciar indietro nessuno con metodologie motivazionali. Non nuove materie ma percorsi che rivivono le tradizionali».
Un modello di scuola aperta, come state cercando di portare avanti, fin dove si può spingere?
«Se per scuola aperta si intende che torniamo ad essere un polo extracurricolare, con tanti club spero presto accadrà! Se si intende aperta agli apprendimenti, sfruttando nuovi spazi e ambienti, me lo auguro. Tutti devono fare la propria parte: docenti, le famiglie, il territorio».
Oggi ai ragazzi cosa si può dire?
«Di aver fiducia, loro sono forti! Quante volte guardiamo i nostri bimbi e pensiamo che all’età loro noi non eravamo così… che loro sono più svegli, che hanno mille capacità? Possono perdere tutto questo appena mettono piede in un’aula a 6 anni? No. Allora diamogli fiducia e diamola alla scuola e a chi lavora tutti i giorni per essa».
D.B.
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