Scomparso Giuseppe Marchetti perdita per la nostra letteratura
Dal 1965 viveva a Parma dopo aver vinto il concorso per la Biblioteca Palatina Una passione che lo ha accompagnato per tutta la vita, da Ungaretti a Montanelli
Saverio Cioce
SAN FELICE. Giuseppe Marchetti aveva lasciato San Felice da giovane ma la sua terra e la sua gente gli erano sempre rimasti nel cuore. Anche quando aveva vinto il concorso alla Biblioteca Palatina di Parma, dove si trasferì dal 1965 e dove è scomparso l’altro giorno a 86 anni, aveva portato nel suo italiano forbito l’accento largo della Bassa modenese.
«Una vita per la letteratura» riassume in un titolo la Gazzetta di Parma, lo storico quotidiano per cui ha collaborato quasi mezzo secolo, senza interruzioni, affiancando il suo lavoro infaticabile alla Palatina alle ricerche in campo letterario, le presentazioni di autori. Una militanza letteraria senza pause, iniziata sin dai banchi di scuola.
Una vocazione. Basti dire che durante il servizio militare a Roma nei primi anni ’60, utilizzava le ore di libera uscita per correre all’università e seguire le lezioni di Giuseppe Ungaretti, anche se non iscritto all’ateneo. Pochi anni dopo fu lui ad accoglierlo in visita alla Palatina quando allestì una mostra su Dante a 700 anni dalla nascita. Per qualla casualità della causalità che a volte insegue il destino di certe vite, Marchetti se n’è andato in coincidenza con il 700 anniversario della morte del Divino Poeta.
Corsi e ricorsi. Marchetti era anche un formidabile organizzatore culturale, i giganti della cultura nazionale ne aveva conosciuti tanti, oltre che averli letti e studiati. E recensiti. Sfogliando l’elenco dei tanti libri che ci ha lasciato c’è da riscoprire il Novecento italiano da una visuale magnifica. Non poteva mancare la sua Bassa modenese: il suo “Antonio Delfini” del 1975 è una pietra miliare da cui si dirameranno tante riscoperte che suggestionarono uno scrittore di grido come il nostro Giuseppe Pederiali. E ancora c’era un filone che riguarda la sua città adottiva, Parma, con quattro titoli densi di riferimenti letterari, tra cui “La petite capitale e altri studi padani”. Oltre i lavori come critico e saggista ci sono quelli come poeta, la cui primo raccolta uscì nel 1963, cui fece seguito un poemetto con la prefazione di Mario Luzi.
La poesia lo spinse a essere il perno per otto anni Parma Poesia Festival dove riuscì a far venire tre premi Nobel, tra l’altro.
E poi, da vero uomo di carte e di carta stampata c’era la passione editoriale. Lo hanno ricordato con parole commosse lo scrittore Claudio Magris, gli editori Antonio Battei e Mauro Massa di Diabasis. Oltre che agli amici della Gazzetta di Parma. Per dire del suo valore solo a lui era concesso di spedire via fax i suoi articoli scritti a macchina con la Olivetti da cui non voleva staccarsi. Un valore, il suo, indiscusso tanto che Montanelli, che lo aveva conosciuto dalla fondazione del Giornale, gli chiese di ricordare Prezzolini nel primo numero del nuovo quotidiano, la Voce.
I funerali si terranno domani mattina a Parma alla chiesa del Sacro Cuore.
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