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la testimonianza 

«Su quella collina sarei andato anch’io Era sul rettilineo fuori dal pericolo»

«Su quella collina sarei andato anch’io Era sul rettilineo fuori dal pericolo»

Il pilota Luca Casalgrandi di Savignano era alla corsa; con la sua Peugeot è passato sull’avvallamento fatale

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Era da considerarsi pericoloso, per i piloti o gli spettatori, il tratto della prova di rally, a Riverzana, in cui c’è stato l’incidente? E’ un po’ quello che si chiedono tutti in questi giorni. Saranno i rilievi degli inquirenti ad accertarlo, in un senso o nell’altro, ma è senz’altro utile la testimonianza di un altro pilota che sabato era impegnato nello stesso scenario. Si tratta di Luca Casalgrandi di Savignano, molto conosciuto in paese per essere stato per una vita odontotecnico lì, prima di trasferirsi in uno studio di San Giovanni in Persiceto.

Si è parlato tanto dell’avvallamento sulla strada che, preso a forte velocità, ha innescato la carambola. Andava sistemato per la gara?

«L’avvallamento c’era: io non ho potuto correre perché l’incidente è successo prima della mia partenza, ma ci sono passato durante le prove e anch’io sono saltato un po’, perdendo aderenza. Però non era un cratere: un normale avvallamento come ne sono pieni i rally, che devono la loro spettacolarità anche ai salti lungo il percorso. Ai Mondiali si vedono salti incredibili, e non dimentichiamo che qui siamo in Appennino: troviamo buche e avvallamenti in tangenziale in città, figuriamoci su una stradina di montagna».

Cos’ha innescato l’incidente secondo lei?

«Può essere stato un errore, può essere stato un problema tecnico... Aspettiamo il lavoro degli inquirenti, perché la valutazione da fare è molto complessa. Quel che ci tengo a dire è che poteva succedere a chiunque. Chiunque di noi oggi potrebbe trovarsi al posto di Claudio, che peraltro è un ottimo pilota con vent’anni d’esperienza: io che ho cominciato da poco, nel 2019, mi levo il cappello davanti. E’ stata una circostanza di una sfortuna tremenda: penso che a tentare di farla apposta una traiettoria così, su mille tentativi non si riuscirebbe una volta. E peraltro è successo a 500 metri dall’arrivo: pazzesco».

Hanno sbagliato gli spettatori a mettersi su quella collinetta? Era un punto di osservazione sbagliato? Andavano richiamati a spostarsi?

«Ci sarei andato io su quella collinetta se fossi stato uno spettatore, e ci avrei portato anche mia figlia. Era veramente grande, e su un tratto rettilineo, mica in curva: nessuno poteva ritenerla pericolosa. Tant’è vero che non era fettucciata, non c’erano i nastri di protezione perché non c’era nessun apparente rischio. Poi non so se i ragazzi siano scesi da lì».

Quindi per lei nessuna sottovalutazione del rischio da parte degli organizzatori?

«Assolutamente no, anzi. Tutti i punti potenzialmente pericolosi lungo il percorso erano stati fettucciati in modo che oserei dire quasi maniacale. Io sono solo due anni che corro, è vero, ma non ho mai visto fettucciare così».

Come vi è arrivata la notizia dell’incidente?

«Io, con la Peugeot 106 N2 numero 81 del Fkp di Piacenza, ero assieme agli altri piloti alla partenza: all’improvviso ci hanno comunicato di tirarci via i caschi perché c’era stato un incidente. Non sapevamo se si trattava di piloti o spettatori. Poi abbiamo saputo che erano due persone tra il pubblico: è stato un fulmine a ciel sereno, un dolore per tutti».

Se potesse dirgli qualcosa, cosa direbbe a Gubertini?

«Io lo conosco soprattutto di fama, per la splendida vittoria al Rally Città di Modena nel 2008. Tutti nel circuito lo ritengono un grande. Gli ho scritto un messaggio, dicendogli semplicemente che non deve assolutamente sentirsi in colpa: purtroppo gli incidenti fanno parte dei rally, il 30% delle macchine non arriva al traguardo. E’ la circostanza che è stata sfortunata in modo tremendo».

D.M.

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