Oltre la metà delle micro imprese pronta ad assumere nei prossimi mesi
Ma non si trovano le figure professionali necessarie «E le strutture per il collocamento non sono all’altezza»
Giovanni Medici
Oltre la metà delle micro-imprese italiane è intenzionata ad assumere personale nei prossimi sei mesi. Ma la crescita dell’occupazione è fortemente frenata dalla difficoltà, in molti casi dalla impossibilità, nel reperire le figure professionali necessarie. A rilevarlo è un’indagine condotta dalla Cna su un campione di oltre 2mila tra artigiani, micro e piccole imprese (circa 150 quelle modenesi che hanno partecipato), composto per più del 90% da aziende con meno di dieci addetti. Il 55,1% delle imprese intervistate vorrebbe fare delle assunzioni entro gennaio. Di queste il 52,7% ipotizza nel periodo in esame un’assunzione, ma una su tre propende per due e l’8,2% per tre. Assunzioni, si badi bene, che non sono destinate – spiega Cna - a fare fronte ad un aumento transitorio della domanda. Quasi due nuovi lavoratori su tre, infatti, sarebbero reclutati mediante contratti stabili mentre poco più di un’impresa su quattro punta sul tempo determinato, che rappresenta la formula giuridica ideale a soddisfare la flessibilità richiesta alle imprese più piccole. Solo però il 12,9% delle aziende che stanno assumendo o vorrebbero farlo prevede di non avere problemi a selezionare candidati dotati delle competenze richieste disposti ad accettare l’offerta. La stragrande maggioranza delle imprese del campione, all’opposto, denuncia difficoltà in questo senso. Il 79,9% di esse, infatti, non riesce a trovare candidati idonei alle mansioni richieste. E il rimanente 7,2% si imbatte in candidati insoddisfatti delle offerte economiche avanzate da chi ha bisogno di lavoratori. Due imprese su cinque affermano di cercare il personale prevalentemente tramite il cosiddetto passaparola mentre il 21,5% delle aziende si rivolge alle agenzie interinali e di ricerca/selezione. Il 16,6% del campione si indirizza invece a scuole e/o a istituti di formazione e l’11% si affida infine ai mezzi di comunicazione specializzati. Appena il 3,8% ricorre ai Centri per l’impiego, prevalentemente per il collocamento mirato (disabili); una dimostrazione di come il canale pubblico riesca molto limitatamente a favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. L’annunciata riforma delle politiche attive del lavoro non potrà esimersi – sottolinea Cna - dall’affrontare la questione della riorganizzazione delle strutture dedicate al collocamento né dall’adattare i percorsi formativi alle esigenze del mondo produttivo. Un obiettivo indispensabile per consentire all’Italia di agganciare uno sviluppo che richiedo competenze adeguate. Da questo punto di vista un ruolo primario - conclude Cna - dovrebbe essere riservato alle Apl, le Aziende Private per il Lavoro.
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