Gazzetta di Modena

Modena

Coronavirus a Modena
la storia 

Covid, il calvario del ristoratore modenese Erasmo: «Non ero vaccinato ma è stato un errore»

Luca Gardinale
Covid, il calvario del ristoratore modenese Erasmo: «Non ero vaccinato ma è stato un errore»

Il ristoratore di via Taglio è stato 18 giorni in terapia intensiva al Policlinico: «Ero perplesso, però nessuno deve passare tutto questo»

3 MINUTI DI LETTURA





La cosa più bella, dopo l’abbraccio alla mamma Maria - già vaccinata - sarà tornare tra i tavoli della pizzeria, che fino a giovedì era rimasta chiusa, con i dipendenti con il fiato sospeso. E se per il brindisi bisognerà aspettare ancora qualche giorno, poco male: tempo ce ne sarà, anche se questi ventidue giorni sono sembrati infiniti. Ventidue giorni che Erasmo Adamo, 52enne ristoratore molto noto in città e titolare della pizzeria “Erasmo” di via Taglio, ha passato in buona parte nel reparto di Terapia intensiva del Policlinico di Modena per una polmonite interstiziale causata da un’infezione da Covid. Un incubo che per fortuna è finito: proprio ieri, dopo il trasferimento nel reparto di Malattie infettive avvenuto lunedì e il tampone negativo che ha sancito la fine della malattia, Erasmo è tornato a casa.

Erasmo, come sta oggi?

«Molto meglio, anche se ho passato dei giorni da incubo. Adesso comunque il peggio è alle spalle: a casa dovrò fare un periodo di riposo e di recupero, ma non è nulla visto quello che ho passato».

Quello che ha passato, appunto: com’è andata?

«È successo tutto il 12 agosto, quando ho iniziato a stare male. All’inizio ho pensato di aver preso freddo nel fine settimana, visto che non stavo bene già da domenica, ma poi le cose sono peggiorate. Prima sono andato all’ospedale di Baggiovara, ma poi mi hanno trasferito al Policlinico: il tampone è risultato positivo, e io avevo una polmonite che nei giorni successivi è peggiorata».

Cosa ricorda dei giorni in Terapia intensiva?

«Ricordo soprattutto le urla dei dottori e i tentativi di rianimarmi. Sono stati giorni terribili, in cui ho pensato anche di non farcela. Poi, grazie alle cure dei medici e degli infermieri del Policlinico, tutti molto bravi e attenti, ce l’ho fatta: lunedì scorso, dopo il miglioramento, sono stato trasferito nel reparto di Malattie infettive, e proprio oggi (ieri per chi legge, ndr) è arrivato il tampone negativo che mi ha permesso di tornare a casa».

Un’esperienza bruttissima. Ma lei si era vaccinato?

«No: non lo avevo ancora fatto perché ero molto perplesso di fronte alla grande confusione in campo sul tema vaccini, a partire su quello da fare. Una confusione a cui ha contribuito il governo, che a mio parere non ha gestito bene la campagna, navigando a vista e cambiando posizione su tanti aspetti. Personalmente avrei voluto non vaccinarmi, ma curarmi con gli anticorpi monoclonali come ha fatto Trump. Così, tra perplessità mie e caos mediatico su tutto quello che riguarda il vaccino, ho finito per tergiversare...».

Oggi farebbe una scelta diversa?

«Sì, oggi farei un’altra scelta: le perplessità rispetto alla campagna vaccinale restano, ma ho passato dei giorni terribili, e penso che nessuno debba passare tutto questo, quindi meglio fare il vaccino anche se si hanno dei dubbi che rischiare di finire in Terapia intensiva».

È un messaggio rivolto alle persone che hanno ancora dei dubbi?

«I dubbi li capisco perché li avevo anch’io e secondo me sono fondati, ma la cosa più importante è che penso che nessuno debba passare quello che ho passato io in quei 22 giorni».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google