A Modena dove quelle strane parole sono davvero uno... spettacolo
Daniele Villa presenta “Il dizionario illustrato della Pangea” originale allestimento che va in scena da domani settembre al Teatro Storchi di Modena
MODENA. Nel mondo ci sono parole intraducibili, concetti complessi raccolti in vocaboli unici che non esistono in altri idiomi che verranno rappresentati nel “Dizionario illustrato della Pangea” in scena al Teatro Storchi di Modena dal 7 all’11 settembre (martedì, mercoledì, giovedì, venerdì ore 21; sabato ore 19) all’interno dell’estate di Emilia Romagna Teatro Fondazione. Produzione ERT del collettivo di ricerca teatrale fiorentino Sotterraneo, drammaturgia di Daniele Villa.
Lo spettacolo vedrà in scena Claudio Cirri di Sotterraneo e gli attori della Compagnia permanente di ERT Michele Lisi, Paolo Minnielli, Maria Vittoria Scarlattei e Cristiana Tramparulo.
Uno spettacolo che mette in scena le parole stesse, trasformando un piccolo dizionario in una sorta di drammaturgia atipica ed è inoltre attraversato dall’impossibilità di dar corpo ad alcuni concetti a causa delle limitazioni Covid, che da pure restrizioni si trasformano in risorsa scenica.
Villa, per la realizzazione di questa drammaturgia, Sotterraneo ha individuato più di 200 “realia” (in lessicografia ‘termini intraducibili’): qual è il concetto più intraducibile che cercherete di rendere nel vostro spettacolo?
«Ad esempio iktsuarpok che in lingua inuit significa “il senso di aspettativa che ti spinge ad affacciarti ripetutamente alla porta per vedere se qualcuno sta arrivando”. Ma anche tsundoku che in giapponese significa “impilare un libro appena comprato insieme agli altri che prima o poi leggerai”... Mettiamo in scena un dizionario, in modo ludico e divertente, scegliendo le parole che ci hanno acceso di più, ritraducendole in azione sui corpi degli attori e adottando un punto di vista, un prolungato gioco sul linguaggio e sulla biodiversità culturale».
A ottobre 2020 avete lanciato una call sui social, riuscendo a contattare più di 30 parlanti lingue diverse: come avete organizzato la raccolta delle testimonianze?
«Non solo attraverso i social ma anche contattando varie comunità o attraverso conoscenti di conoscenti: dal Polo Nord alla Papua Nuova Guinea alla Russia, siamo riusciti a stabilire contatti a distanza con le persone delle varie culture e lingue di cui abbiamo scelto le parole. Da quelle con un passato coloniale e quindi più diffuse come l’inglese o lo spagnolo, a quelle più geolocalizzate come Tuareg e ‘Ōlelo Hawaiʻi, a quelle sulla soglia dell’estinzione come lo Yaghan. Ogni lingua porta con sè un mondo, un immaginario, un punto di vista sulla realtà e molte purtroppo stanno scomparendo. Un conto è leggere una parola intraducibile su carta, un conto è parlare con chi proviene da quella cultura: sentirsi spiegare il significato effettivo di quella parola e come viene usata, in ogni zoom call ha cambiato letteralmente le carte in tavola, regalandoci nuovi spunti creativi».
Un dizionario denso ma anche ironico come è nella cifra della vostra compagnia che ci tiene molto a stabilire un legame con le nuove generazioni.
«Siamo molto aperti nel rapporto con le istituzioni di formazione, soprattutto per quanto riguarda la diffusione della cultura teatrale contemporanea. Ci piace l’idea di mettere in contatto le nuove generazioni con le possibilità del teatro sperimentale. Poi, in generale, quello del linguaggio è un tema che tutti dovremmo studiare di più essendo l’elemento che caratterizza gli esseri umani da tutte le altre specie animali, per arrivare a parlarci in modo meno distruttivo e meno confuso, per usarlo in tutto il suo potenziale».
Informazioni e prenotazioni biglietteria@emiliaromagnateatro.com - 059 2136021 . Ingresso consentito ai possessori di green pass e documento identificativo. Per i minori di 12 anni non è previsto l’obbligo del green pass. Da quest’anno sarà possibile utilizzare i biglietti in formato elettronico. Acquistando biglietti on-line o telefonicamente si riceverà una conferma via mail che potrà essere utilizzata per entrare in sala senza necessità di passare dalla biglietteria.
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