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Tomei tra nuove aule, trasporti e progetti ma la “scuola jolly” agita i pensieri

Luca Gardinale
Tomei tra nuove aule, trasporti e progetti ma la “scuola jolly” agita i pensieri

Il presidente della Provincia: «Penso positivo, abbiamo fatto un gran lavoro. Polo Leonardo? Un altro edificio ci sta...»

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Luca Gardinale

Lo dice piano, perché sa che i problemi arriveranno, ma lo dice: «Le cose stanno girando, quindi possiamo permetterci di affrontare settembre con un sorriso. Poi certo, qualcosa che non funzionerà al meglio ci sarà perché è fisiologico che sia così, ma noi saremo lì ad aggiustarla». L’ottimismo è quello di Gian Domenico Tomei, presidente della Provincia di Modena, che guarda alla sfida principale dell’autunno: la ripresa dell’attività scolastica con le lezioni in presenza. Una ripresa resa meno complicata dai 70 nuovi spazi per le classi modenesi individuati nelle scorse settimane e dai lavori sull’edilizia scolastica che hanno permesso alla Provincia di arrivare pronta all’appuntamento con la ripartenza.

Presidente Tomei, ormai si parte con la scuola: è fiducioso?

«Siamo tranquilli e fiduciosi, perché sembra che le cose siano andate bene. Nei mesi scorsi abbiamo avuto diverse preoccupazioni, tra cui quelle per gli spazi e per i lavori, ma siamo arrivati a settembre con un numero importante di aule in più, oltre ad avere inaugurato le nuove strutture al polo Leonardo e a Vignola. La cosa fondamentale è stata individuare i nuovi spazi, a partire dalle 14 aule che ricaveremo al Centro Famiglia di Nazareth e che saranno utilizzate dagli studenti del Fermi, un istituto in costante crescita da anni, mentre il liceo Muratori-San Carlo e il Barozzi potranno così utilizzare le aule lasciate libere dal Fermi in via Rainusso».

Le cose, insomma, sono andate meglio di quanto previsto.

«Devo dire che finora è andato tutto bene, e uno spazio come quello del Centro Famiglia di Nazareth era del tutto inaspettato. Insomma, siamo riusciti ad avere una struttura in ottime condizioni e adatta a ricavare delle aule, mentre la sala conferenze sarà a disposizione della scuola, ma anche della stessa Provincia: sarà sufficiente coordinarci per gestire uno spazio che si rivelerà molto importante. Tutto questo è stato possibile grazie alle risorse arrivate dallo Stato, ma anche la Provincia ha fatto importanti investimenti grazie a due variazioni di Bilancio. Del resto, l’edilizia scolastica è una delle due competenze rimaste in capo all’ente, e visto che oggi la Provincia sta meglio che in passato, era giusto puntare con decisione sulla scuola. Un impegno che ci è stato riconosciuto dai dirigenti scolastici, e questo mi fa molto piacere».

E poi c’è il nodo trasporti, da cui potrebbe arrivare qualche problema…

«Da quel punto di vista, l’occupazione all’80% dovrebbe garantire una certa tranquillità. Il che non significa che non ci saranno problemi, sui trasporti o sugli spazi scolastici: insomma, è fisiologico che qualche problema ci sia, e noi saremo lì per “aggiustarlo” come sempre all’inizio della scuola».

Tra le questioni aperte c’è anche quella della nuova scuola “jolly” che servirà gli istituti modenesi a seconda delle necessità. Dove sarà costruita?

«Quando si iniziò a parlare di questa scuola, l’ipotesi era quella di portare a Modena i container di Mirandola, ma poi sono cambiate le cose. A quel punto abbiamo pensato al polo Leonardo, dove c’è ancora spazio per costruire, ma al momento ci sono due ipotesi: la prima è quella di realizzare la scuola all’interno del polo, dunque in un’area che è già della Provincia, mentre la seconda prevede la struttura all’esterno, in un’area che ci cederebbe il Comune. In questi giorni valuteremo i pro e i contro di entrambe le ipotesi».

La vostra preferenza quale sarebbe?

«Vanno bene entrambe le soluzioni: l’importante è decidere in fretta, perché abbiamo tempi stretti per l’appalto, e fare la cosa migliore per la scuola. Per quanto ci riguarda, stiamo valutando soprattutto la soluzione interna, che ci consentirebbe di utilizzare un’area già nostra, consumando poco terreno dal momento che l’edificio sarebbe di tre piani, mentre il terrapieno che oggi occupa l’area non ha più ragione di esistere, dal momento che era nato come barriera acustica per una linea ferroviaria che oggi non c’è più».

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