Il femminismo nero non si arrende «La cultura batte le discriminazioni»
Gabriele Farina
Essere una donna e avere la carnagione scura: etichette che trafiggono la pelle e infliggono ferite al cuore. Accade anche nel terzo millennio e nella civile Modena. Il grido di dolore solleva “Voci dal buio - dibattito sul femminismo nero” organizzato dopodomani all’Orange 182 del parco Ferrari durante il Generazione Festival.
«Vogliamo urlare contro la società per farci sentire», dice Ikbal Lamlihi. La giovane vive da tempo nel Modenese e appartiene al movimento Black Lives Matter. Lamlihi interverrà alle 18 con l’attivista Bellamy (Afroitalian Souls) e Amanda Adekunle, Barbra Aidoo, Valeria Salazar Casanova (Black Lives Matter).
Il movimento ha scosso gli animi dei modenesi al parco Ferrari ricordando George Floyd. «Mi è capitato più volte di essere discriminata – ribadisce Lamlihi – Ho subito piccole aggressioni verbali dai compagni sia alle elementari sia alle medie. Purtroppo, è successo a tutti. nessun ragazzo di origine straniera dirà mai che non gli sia successo niente».
Le reazioni possono essere diverse. Il giocatore di baseball Jackie Robinson è diventato una leggenda anche per la capacità di non reagire alle provocazioni. Non tutti trovano in sé tale forza. «Non rispondere violentemente dipenda dal carattere – analizza la giovane – Se una persona irascibile e stanca degli insulti reagisce però sbaglia: la reazione non è giustificata».
La modenese ha trovato una via pacifica. «Da piccolina tornavo a casa e piangevo – ricorda Lamlihi – Ora provo invece a far comprendere all’altra persona che certe parole e certi atteggiamenti possono ferire. Se dall’altra parte vedo che non c’è voglia di imparare e di capire di aver sbagliato allora lascio stare».
Sbagliate sono le etichette affibbiate alle donne. «Su di me posso sentire certi stereotipi – avverte la giovane – ma sono diversi da come li può sentire una persona occidentale sulla propria pelle».
La cura è presto detta: si chiama cultura. La vede così anche Ngheya Sall, curatrice dell’incontro con Rosaluna Capucci. «Modena è una città ospitale che accetta le diversità. Occorre però una maggiore conoscenza culturale e riuscire a comunicare tra noi».
Sall è tra le nove voci del documentario “GenerAzione - La città che cambia”, prodotto nel 2020 da Romeo Cuoghi e dalla stessa Capucci. Il filmato è alla base del Generazione Festival, ospitato da domani a domenica nell’area verde dedicata al Drake. «Spesso una donna deve affrontare tanti ostacoli – riprende Sall – ma è importante che abbia la possibilità di parlare e non si senta sola».
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