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L’innovazione 

Avere il cuore in mano di un paziente grazie a Bio3D Model

G.M.
Avere il cuore in mano di un paziente grazie a Bio3D Model

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Avere il cuore in mano. Non è solo una frase fatta, ieri abbiamo provato cosa significa davvero.

Lo stand della Bio3DModel a ShoMed non manca certo di attirare curiosi. Su un tavolino e all’interno di due vetrine ci sono in bella mostra organi umani, alcuni con colori decisamente strani. Sono modelli anatomici in resina, prodotti con stampanti 3D di una impresa israeliana che la Bio3DModel (azienda toscana, parte di un gruppo con sede a Treviso) commercializza. Al tatto fanno un poco impressione, alcuni contengono anche piccoli tumori. Servono agli studenti per fare pratica e ai chirurghi per fare ‘allenamento’. E la fedeltà ad un cuore vero è davvero assoluta. L’alternativa, da sempre, sono i cadaveri. Giovanni Semplici ci mette in mano un cuore. «È la replica perfetta di un organo con una malformazione, era di un signore di Massa». Fegati, intestini, un cranio con la sua vascolarizzazione in bella vista. Aspetto, consistenza, peso: tutto è uguale. Viene in mente uno di quegli artigiani che costruiscono gli effetti speciali per i film horror. Qui basta un programma e una stampante 3D e il gioco è fatto. Parlare di estremo realismo è poco. Ovviamente grazie a modelli simili si possono offrire soluzioni di cura personalizzate, anche per casi difficili. Questa mattina tra l’altro verrà presentata a Medolla (all’auditorium) nel corso di un workshop apposito anche l’unica stampante 3D al mondo in grado di realizzare modelli anatomici che simulano aspetto e consistenza anche di ossa e tessuti umani.



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