Per immaginare nuovi spazi si comincia parlando di arte
Il progetto del docufilm GenerAzione, presentato in anteprima a dicembre, ha fatto tappa in questi giorni al parco Ferrari presso l’area dell’Orange 182. L’iniziativa nasce dal confronto di idee di una ventina di ragazze e ragazzi con differenti background geo-culturali circa la questione dei diritti, dell’ecologia e della rigenerazione urbana.
Nella prima giornata è stato molto interessante il laboratorio dal titolo “La città dei giovani” a cura di Federica Rocchi del Collettivo Amigdala e della drammaturga Tolja Djokovic. Questa partenza artistica non fa mistero del protagonismo di questo gruppo in quanto a competenze trasversali in diversi campi del sapere; infatti, il ricco calendario di eventi presenta molteplici spazi dedicati a performance artistiche e musicali quali la danza, il reading, la recitazione, il canto e la fotografia.
Tolja Djokovic ritiene vincente l’espediente delle modalità artistiche attraverso cui i giovani del Festival propongono cause tanto importanti.
«Quando ci hanno proposto di organizzare l’appuntamento introduttivo abbiamo pensato a questo laboratorio. L’idea è quella di far sapere in modo giocoso che da oggi comincia un’avventura immaginata e progettata da giovani cittadini, alcuni provenienti dall’esperienza del servizio civile, altri già parte di GenerAzione - racconta Federica Rocchi aggiungendo che – lo scopo di questo primo incontro è soprattutto quello di far conoscere e integrare maggiormente i due gruppi trascorrendo qualche ora insieme prima che il fuoco del festival si accenda».
Mentre, per quanto concerne la realtà territoriale, lei si augura che l’obiettivo comune sia una maggiore attenzione nei confronti del problema ambientale.
Il gioco proposto ai partecipanti è di immaginare il festival come un viaggio che scandito da giorni vibranti brucia via in pochi attimi restando un’avventura irripetibile. Per partire è necessario fare i bagagli. Ognuno ha uno zaino nel quale, in un quarto d’ora di tempo, metaforicamente inserisce ciò che per la sua persona rappresenta un punto di partenza, una guida, una causa, una meta, uno stato d’animo e un documento. Allo scadere del tempo è proprio il contenuto dello zaino di ciascun viaggiatore a contenere la sua storia. A turno iniziano un susseguirsi di racconti riconducibili a interpretazioni di monologhi.
È con la parola “casa” che la ventiseienne, Fabiola Kondra, definisce lo stato d’animo che durante il servizio civile l’ha accompagnata spesso: la sensazione di elemosinare uno spazio poiché non familiare. Per un ragazzo cinese, Zhai Dewei, in Italia per fare visita ad amici, la meta è rappresentata dalla parola “coraggio”: dopo il viaggio da solo si descrive più socievole e pronto per quest’altra esperienza.
F.P.
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