Gazzetta di Modena

Modena

Il bisogno del compagno di banco

2 MINUTI DI LETTURA





Ve lo ricordate il compagno di banco? Quello con gli occhiali, o il maglioncino un po’ infeltrito d’inverno, quello super figo sempre alla moda e con gli occhi azzurri. Quello che studiava molto più di voi o che non studiava per nulla. Bello o brutto, maschio o femmina, naif o alla moda, era il vostro compagno di banco, quello con cui condividevate le ore di scuola scandite dal suono della campanella. Quello con cui bastava ormai uno sguardo per capirsi, quello che suggeriva piano durante l’interrogazione, quello con cui confrontavate il voto scritto in rosso quando il prof consegnava le verifiche. Io me la ricordo la mia compagna di banco al liceo: ho condiviso con lei ore interminabili e noiose, ore entusiasmanti e vive, sorrisi e lacrime, parole scritte sui diari ed emozioni infinite che però stavano racchiuse tra le mura di un’aula. Montagne di ricordi che hanno ancora un nome e una faccia ben precisi: quelli della mia compagna di banco. Il compagno di banco è una necessità, un’ancora di salvezza in aule che oggi, con i banchi separati dal Covid, sembrano sterminate e sole. Il compagno di banco è una questione di “sopravvivenza” per affrontare certi giorni di scuola che proprio non vanno e diventerà ricordo indelebile tra gli anni e le vicende della vita. Allora mi auguro che i banchi tornino ad unirsi in file ordinate o disordinate, linee rette o circolari, ma che tornino ad unirsi per creare tante penisole e non isole solitarie disperse. Ci vuole coraggio, ma basta cominciare: in fondo sta tutto lì, nel quadrato di una classe, basta solo unirsi un po’.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google