«L’università è pronta al dialogo con i contrari, ma il green pass tutela la collettività»
Giacomo Cabri, delegato Unimore alla Didattica, sul nuovo anno: «Sono tanti gli studenti soddisfatti. Lezioni in presenza fondamentali»
L’INTERVISTA
Gabriele Farina
Le criticità per trasporti e spazi da affrontare. Gli studenti contrari al green pass con cui dialogare. Il docente Giacomo Cabri, delegato Unimore alla Didattica, offre una panoramica sulla ripartenza dell'ateneo.
Quanto è importante tornare in presenza?
«Molto importante sotto due punti di vista. Il primo è quello accademico: la didattica in presenza è la modalità più efficace di formazione e il rapporto docente-studente e la comunità di studenti sono il valore aggiunto rispetto a altre modalità di formazione. Il secondo aspetto è quello sociale. Da più di un anno abbiamo ridotto le nostre relazioni sociali per preservare la nostra salute, è quindi importante ritornare alla normalità della presenza e in questo l'università può e deve avere un ruolo di primo piano».
Come l'ateneo garantirà la sicurezza?
«Unimore ha applicato in modo molto rigoroso fin dall'inizio della pandemia tutte le misure richieste dalla normativa e ciò ha permesso di salvaguardare la salute dei nostri studenti e del personale. Con l’inizio del semestre, oltre al controllo della temperatura, alla sanificazione, al tracciamento, all'uso della mascherina, al ricambio d'aria, abbiamo attuato - come da normative ministeriali - la richiesta e il controllo del green pass per accedere alle strutture universitarie. Al di là degli aspetti normativi, questo ci permette di ridurre ulteriormente il rischio di contagio».
Quali le criticità?
«Già nel secondo semestre dell’anno accademico precedente avevamo accolto gli studenti del primo anno in presenza al 50% in aula. Quest’anno, dando la possibilità a tutti di seguire le lezioni in presenza, ovviamente aumentano i numeri. Certamente lo scorso anno è stato utile per mettere in atto alcune misure che abbiamo affinato, modulandole sul numero maggiore di studenti. I trasporti possono rappresentare una criticità, ma abbiamo trovato disponibilità a livello istituzionale per evitare che possano essere un collo di bottiglia e un rischio di contagio. Un’altra criticità può essere rappresentata dai luoghi di ritrovo: per gli spazi universitari, come sale studio e biblioteche, applicando la normativa siamo certi di ridurre al minimo il rischio di contagio; per gli spazi esterni, come mense, siamo certi di poter contare sulla collaborazione di tutti».
Qual è il ruolo dei vaccini?
«Aver raggiunto un elevato numero di persone e soprattutto di studenti ha permesso di ridurre il rischio sia di contagio sia di malattia grave e dà a tutti la possibilità di ritornare in presenza. La prevenzione e il contrasto al virus rappresentano non solo un compito individuale ma anche uno sforzo collettivo, che necessita di essere promosso e orientato dalle istituzioni pubbliche e tra queste anche dall’università».
Come risponde agli studenti contrari al green pass?
«Innanzitutto, il Green pass non è ottenuto solo con il vaccino, ma anche tramite tampone. La nostra Costituzione riconosce e tutela la salute non solo come diritto del singolo individuo, ma anche come interesse della collettività, e la richiesta del green pass mi sembra che vada proprio in questa direzione. Rimaniamo sempre disponibili al dialogo costruttivo con tutti gli studenti. Diversi studenti hanno espresso soddisfazione per poter studiare in strutture universitarie in cui il basso rischio di contagio è garantito dai controlli».
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