«Sviluppo rurale: 30 milioni per i settori agroalimentari»
Il vicepresidente dell’associazione delle cooperative: «Fondi aggiunti da Bruxelles per le imprese emiliane di trasformazione di vini, formaggi, ortofrutta e carni»
Alice Benatti
È notizia ormai dei giorni scorsi: l’Emilia-Romagna è stata la prima regione in Italia a vedersi approvato da Bruxelles il Piano di Sviluppo Rurale (Psr) per il biennio 2021-2022. 408,9 i milioni di euro di investimenti ottenuti per rilanciare il settore in attesa del nuovo Psr 2023-2027. A Franco Michelini, responsabile del settore agroalimentare di Legacoop Estense e vicepresidente nazionale di Legacoop agroalimentare, abbiamo chiesto di entrare nel merito del piano.
C’è soddisfazione per quanto ottenuto?
«Sì. All’assessore Mammi e al presidente Bonaccini va il merito di aver superato criteri storici nella suddivisione delle risorse europee fra le regioni italiane, trovando il determinante contributo del Ministro delle Politiche Agricole e Forestali Stefano Patuanelli. Sono state premiate le regioni virtuose, fra cui l’Emilia-Romagna, in termini di capacità di spesa effettiva delle risorse assegnate dall’Unione Europea. Grazie a questo accordo la nostra regione ha ottenuto circa 30 milioni di euro in più».
Come saranno spesi questi soldi?
«Metà in misure riconducibili alla “sostenibilità” e metà a favore di misure per la “competitività e sviluppo” delle imprese così da favorire i necessari processi di adeguamento ad un mercato che si evolve sempre più rapidamente. In questo secondo gruppo sono previsti 117,5 milioni destinati in parti uguali alle imprese agricole e alle imprese di trasformazione quindi di vini, formaggi, ortofrutta e carni. Si tratta di risorse importanti che le Associazioni imprenditoriali della Cooperative agricole presenti alla Consulta Agricola Regionale avrebbero preferito gestire con la modalità dei bandi di filiera, dati i commenti positivi espressi da tutti sui risultati della precedente programmazione, mentre la regione ed altre associazioni hanno preferito la modalità dei bandi singoli».
In territorio modenese come si sono tradotti negli ultimi anni i bandi di filiera che hanno visto Legacoop Estense accanto alle imprese?
«Da una parte il settore agroalimentare di Legacoop Estense a Modena ha accompagnato una domanda nel settore vitivinicolo coordinata da Cantine Riunite & Civ, dall’altra nel settore lattiero caseario ha impostato una cabina di regia che ha coordinato tre progetti - finanziati con un bando del 2018 - interessando 42 imprese agricole e 7 caseifici collocati in pianura, collina e montagna. Rendicontando oltre 18 milioni di spese, le imprese modenesi hanno beneficiato di circa 7 milioni di contributi».
A cosa sono serviti questi investimenti?
«Ad ammodernare le stalle per il benessere animale, ridurre le emissioni in atmosfera di ammoniaca investendo sullo stoccaggio e la distribuzione interrata dei liquami, migliorare la qualità del foraggio acquistando nuove attrezzature per la fienagione. Nei caseifici, inoltre, sono state introdotte attrezzature innovative di cui hanno beneficiato soprattutto gli operatori in termini di qualità del lavoro: robot di mungitura, attrezzature per la movimentazione delle forme, automazione della spillatura notturna del latte dalle vasche di affioramento…»
Dopo l’approvazione del Psr quali saranno i prossimi passi?
«Si potrà entrare nella fase operativa con la pubblicazione dei bandi attesa nell’ultimo trimestre dell’anno: la regione avrà a disposizione 408,9 milioni di euro per soddisfare le domande che i beneficiari delle singole misure andranno a presentare dopo l’approvazione dei rispettivi bandi da parte della giunta regionale».
Ipoteticamente di quante risorse potranno contare le imprese modenesi?
«Solo a fine programmazione 2022 sarà possibile riepilogare i contributi di cui avranno beneficiato le imprese modenesi. Analogamente ad altri fondi comunitari che interessano altri settori economici, riteniamo sarebbe utile rimuovere le limitazioni che impediscono la cumulabilità del Credito d’Imposta agli investimenti finanziati con il Psr: tema su cui l’Alleanza delle Cooperative italiane è intervenuta recentemente anche con un comunicato stampa, evidenziando che non si configura come aiuto di Stato ma come strumento di fiscalità generale. Ad ogni modo, oltre al Psr, la struttura nazionale del settore agroalimentare di Legacoop è impegnata a seguire anche il percorso dei progetti di filiera del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che il Ministro Patuanelli – ospite alla Festa dell’Unità – ha ricordato essere finanziato con oltre 1,2 miliardi di risorse del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza».
Progetti accessibili alle imprese del nostro territorio?
«Sì date le caratteristiche delle imprese agroalimentari che in Legacoop caratterizzano i diversi comparti produttivi di cui sono leader. Le aziende modenesi sono nella condizione di poter sfruttare queste modalità di finanziamento innovative che richiedono, tra i prerequisiti, che le risorse siano investite su più regioni. Si pensi, ad esempio, a Cantine Riunite & Civ che, oltre che in Emilia-Romagna, è posizionata anche in Veneto».
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