Big data, libertà e sorveglianza: i segreti del web
L’esperto canadese David Lyon analizzerà la società pervasa dall’ossessione del controllo digitale nei giorni della pandemia
Carlo Gregori
La libertà in una società pervasa dalla cultura della sorveglianza: è il tema della conversazione con l’esperto mondiale David Lyon e Philip Di Salvo in programma oggi alle 21 al cinema Astra in via Rismondo 21, nell’ambito del Festivalfilosofia. Per partecipare è necessario prenotarsi nel sistema del Festivalfilosofia. L’incontro è un’anteprima di “Dig”, festival dedicato al giornalismo d’inchiesta che si svolge dal 30 settembre al 3 ottobre.
Alberto Nerazzini, vice presidente di Dig, guiderà la conversazione con David Lyon, direttore del Surveillance Studies Centre della Queen’s University di Kingston in Canada, autore di “La cultura della sorveglianza”, e con Philip Di Salvo, della London School of Economics.
Sulla base della visione di brevi documentari “Screening surveillance” (realizzati dal Surveillance studies network), i relatori tratteranno delle molte forme della sorveglianza contemporanea, dei soggetti, sia pubblici che privati, che svolgono attività di monitoraggio di varia natura, dei big data e delle ripercussioni sulla democrazia dell’utilizzo dei dati delle tecnologie di controllo biometriche, come il riconoscimento facciale.
Da anni Lyon studia le implicazioni anche impreviste che sprigiona ogni dispositivo di controllo digitale oltre all’uso e alla protezione delle banche dati. In una recente conferenza col Politecnico di Torino ha affrontato una prima analisi delle strategie di controllo per la diffusione della pandemia e per la raccolta di big data e la loro protezione. I sistemi di tracciamento e l’analisi di dati attraverso algoritmi poco noti e poco chiari sono uno degli aspetti più inquietanti dei nuovi dispositivi di controllo perché, per la loro novità, si conoscono ancora poco gli effetti. Con buona pace di tanti ingenui e dei complottisti.
Spiega Philip Di Salvo: «Parleremo della sorveglianza oggi, come viene esercitata, da quali attori e per quali finalità e cercheremo di capire in che modo “essere visti” sia a tutti gli effetti un elemento fondamentale della vita sociale contemporanea. Partiremo dal suo ultimo libro “La cultura della sorveglianza”, di cui ho curato l’introduzione all’edizione italiana con Gabriele Balbi, in cui Lyon descrive la sorveglianza come una “way of life” in cui siamo tutti coinvolti, come osservati e come osservatori. Partiremo da alcune considerazioni sull’economia del web e la costante raccolta di dati per scopi commerciali, per poi ampliare il discorso verso la sorveglianza da parte degli organi di Stato e della pandemia».
«La sorveglianza – aggiunge Di Salvo – è il modello di business principale del digitale: basta pensare a come operano le grandi piattaforme di social media come Facebook o a come funziona la pubblicità sul web, ovvero sulla base della raccolta di dati comportamentali degli utenti al fine di fornire loro inserzioni targetizzate. Questa attitudine, però, si sta progressivamente espandendo al di fuori della rete e verso il mondo fisico, grazie alla varie tecnologie biometriche in grado di sfruttare il lato “dataficato” dei corpi: penso al riconoscimento facciale e ai suoi utilizzi».
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