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la città del futuro 

Un freno ai nuovi supermercati Aperture solo per rigenerare

Luca Gardinale
Un freno ai nuovi supermercati Aperture solo per rigenerare

Presentate ieri in Consiglio le linee di indirizzo del Piano urbanistico generale Gli interventi in espansione non dovranno superare il 3 per cento del territorio

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Luca Gardinale

Da un Piano pensato per gestire la crescita della città a uno strumento studiato per promuovere la rigenerazione urbana. Con l’obiettivo di arrivare all’assunzione entro il mese di ottobre, ieri pomeriggio in Consiglio comunale sono stati illustrati gli indirizzi disciplinari del nuovo Piano urbanistico generale, lo strumento che “disegna” la Modena del futuro. A illustrare in aula le linee guida del Pug sono state l’assessore all’Urbanistica Anna Maria Vandelli e la dirigente del settore Maria Sergio.

Partendo dalle tempistiche, l’obiettivo della giunta è arrivare all’assunzione del nuovo Piano urbanistico entro il mese di ottobre, per poi adottarlo dopo una fase di osservazioni e arrivare all’approvazione, in seguito al passaggio in Regione, nel 2022, puntando a farlo entro l’estate. Per quanto riguarda le linee di indirizzo del Pug, i punti cardine sono cinque, ovvero la città “green, sana e antifragile”, una Modena che sappia valorizzare i propri paesaggi in una prospettiva di rigenerazione per i suoi 38 rioni, una città globale e interconnessa con le altre realtà internazionali, un luogo di opportunità e inclusivo, ma anche una città attenta al welfare, alla storia e alla cultura, alla sua vocazione universitaria, al suo essere collocata nel cuore di territori produttivi impegnati ad affrontare la sfida del Covid. Le cinque strategie sono assunte come orientamento di fondo per sviluppare obiettivi e azioni future attraverso il nuovo Pug.

La disciplina della proposta di Piano è improntata alla rigenerazione del territorio, limitando la città da urbanizzare al 3% di qui al 2050, come previsto dalla legge urbanistica regionale. Se dunque il vecchio Piano regolatore era strutturato per governare la crescita, il nuovo Piano è invece volto prevalentemente a promuovere e governare la rigenerazione. A seconda dei tessuti, le dimensioni del riuso del territorio sono almeno due: la città da qualificare e la città da rigenerare. La prima, caratterizzata da buona qualità urbanistica ed edilizia, necessita solo di interventi diffusi principalmente di carattere edilizio, per migliorare l’efficienza energetica e la messa in sicurezza sismica degli edifici, mentre la seconda, con degrado edilizio spesso accompagnato da dismissioni di quote significative di edifici, necessita di interventi complessi di rigenerazione, che travalicano la sfera dell’edilizia e intervengono sulla struttura urbana.

Ma il nuovo piano “disegna” anche il futuro assetto del commercio, promuovendo quello di prossimità con il potenziamento dei centri di vicinato e il sostegno al piccolo commercio diffuso, vietando invece l’insediamento di medie strutture di vendita in espansione e prevedendole in rigenerazione, nel rispetto di determinate condizioni urbanistiche e ambientali. In sostanza, se il nuovo Piano sarà approvato, non vedremo più aperture di supermercati e aree commerciali di medie dimensioni - diversi quelli nati negli ultimi anni in tutta la provincia - in aree verdi, ma solo in contesti di rigenerazione urbana.

Tornando al suolo “consumabile” e al limite del 3% entro il 2050 imposto dalla Regione, il nuovo Piano non perimetra la città da urbanizzare, ma definisce i criteri e le priorità per l’individuazione delle aree che potranno essere interessate da nuove urbanizzazioni, che dovranno rispondere a criteri come le aree permeabili nel territorio urbano, la prossimità al consolidato, l’accessibilità, gli ambiti periurbani, i vincoli paesaggistici ed ambientali, le aree di tutela delle acque, le aree di rischio e di rispetto.

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