Gazzetta di Modena

Modena

il caso 

Pm trasferito: attesa per l’udienza Fi: «Noi restiamo garantisti»

2 MINUTI DI LETTURA





Il trasferimento cautelare d’ufficio al tribunale di Firenze in via cautelare non sarà l’ultimo passaggio della carriera del pubblico ministero Claudia Ferretti. A breve dovrà infatti essere fissata la discussione di merito che sta alla base della decisione della richiesta della Procura generale. E in quel frangente la dottoressa Ferretti, che a breve comunque avrà maturato i requisiti per la pensione, potrà spiegare i motivi per cui a febbraio si trovava con un ergastolano in semi libertà all’interno di un locale di Scandiano in un orario in cui l’attività doveva già essere chiuso per le disposizioni anti-Covid. Ferretti, a chi le ha parlato, ha bollato la vicenda come “sciocchezza”, ma dal Csm emergono indicazioni di tutt’altro genere.

La decisione del Csm ha comunque suscitato un certo interesse negli ambienti giudiziari modenesi dove il pubblico ministero è conosciuto come professionista seria, disponibile e di alto livello. Non a caso in molti si sono domandati i motivi di quella frequentazione per di più nel paese d’origine del magistrato. Una conoscenza, hanno certificato gli stessi protagonisti della vicenda, che va oltre i rapporti cordiali. Si può quantomeno parlare di amicizia solida e non a caso Ferretti voleva salutare Pietro Armando Bonanno (condannato per associazione mafiosa, omicidio pluriaggravato, detenzione e porto abusivo di armi) prima che partisse per la Sicilia.

«Non spetta alla politica commentare, nel merito, una delibera del Consiglio Superiore della Magistratura sull’operato di un magistrato. Di tale decisione ne prendiamo semplicemente atto – scrive l’avvocato Enrico Fontana, responsabile dipartimento Giustizia Forza Italia Emilia-Romagna – Forza Italia è e resta un partito garantista. Sempre e non ad intermittenza o per ragioni di convenienza. Dunque anche nei confronti di un magistrato. Resta il tema, questo sì politico, dell’organo di autogoverno e controllo delle magistratura improntato e orientato dalle correnti anziché da meritocrazia e rigore. Tanta solerzia e attenzione sull’incontro del magistrato modenese, peraltro prossimo alla pensione. Tante ombre e ancora troppi silenzi su quanto emerso dall’affaire Palamara e sui vertici della Magistratura. Si rafforza il convincimento che i principi di civiltà giuridica, sui quali si fonda il nostro ordinamento, vanno preservati sempre e comunque. Purtroppo, corre l’obbligo constatarlo, non è sempre così, e spesso, i primi a dimenticarsene, sono certi magistrati che hanno fatto del fanatismo ideologico una bandiera, tradendo quel mandato di terzietà che rappresenta un baluardo in qualsiasi ordinamento giudiziario».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google