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«Sospensioni, costi e oneri non ricadano sulle aziende»

Il presidente Claudio Medici approva la scelta del governo  «Sanate alcune aree grigie come quella delle mense»

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«Un provvedimento che era nell’aria e che come Cna valutiamo positivamente, perché va a sanare alcune aree grigie che si erano venute a creare con l’introduzione del green pass. È il caso della vicenda relativa alle mense aziendali o il paradosso delle attività di ristorazione, nelle quali i clienti erano e sono chiamati ad avere il certificato verde in caso di consumazione al chiuso mentre gli operatori - cuochi, camerieri... - ne erano esentati». Così il presidente di Cna Modena Claudio Medici sull’estensione dell’obbligo di presentare il green pass al lavoro sia nel settore pubblico che nel mondo delle aziende private a partire dal 15 ottobre.

«Dal punto di vista strettamente logistico - riprende Medici - un aspetto positivo del decreto approvato giovedì è senz’altro il fatto che la normativa lasci alle singole imprese la libertà di definire le modalità di controllo delle certificazioni in base a quelle che sono le singole peculiarità aziendali. Ci pare anche condivisibile il fatto che non ci siano distinzioni tra settore pubblico e quello privato. Certo - aggiunge il presidente dell’associazione modenese - permangono alcune ambiguità che stiamo approfondendo e che rischiano di gravare soprattutto sulle imprese con meno di 15 dipendenti, dove lavora il 60% degli occupati. E c’è anche la vicenda dei lavoratori eventualmente sostituiti: come ci si comporta se questi ultimi dovessero decidere di rientrare?». Tanti dubbi, insomma, ai quali si aggiungono anche le preoccupazioni per gli aspetti economici: l’auspicio di Cna è che non si scarichino «sulle imprese gli oneri contributivi relativi alla sospensione dal lavoro in caso di non possesso del green pass». Per quanto riguarda il giudizio di merito sul provvedimento, «il presidente Medici ribadisce che «Cna è favorevole all’ampliamento dell’uso del green pass, così come tra i nostri associati la maggioranza è senza dubbio favorevole al nuovo decreto, senza se e senza ma. Basti pensare che ci sono attività di servizio al pubblico che hanno intenzione di esporre locandine che evidenziano come il personale sia in possesso del certificato. Di contro, ci sono situazioni ben diverse. Ad esempio - incalza Medici - quelle di imprese che hanno dipendenti che non intendono vaccinarsi e che quindi hanno difficoltà a ottenere il green pass, anche se l’estensione della validità del tampone molecolare da due a tre giorni potrà aiutare in questa direzione. Noi ci limitiamo a osservare che il confronto sul green pass si sta concentrando su chi non vuole questo strumento, dimenticando i diritti di chi invece vede nel certificato verde un utile strumento per difendere la salute, la propria e quella collettiva.

Del resto - chiude Medici - i vaccini, che in fondo rappresentano l’obiettivo ultimo dell’adozione del green pass, come dimostra il rapporto tra contagiati e ospedalizzazioni, sono lì a testimoniare l’efficacia di questa misura di prevenzione, sia da un punto di vista sanitario che economico: stiamo faticosamente uscendo da mesi difficilissimi, non vogliamo nemmeno pensare all’eventualità di nuovi lockdown. Da questo punto di vista c’è solo una strada per mettere d’accordo queste due diverse, legittime sensibilità: l’obbligo vaccinale.

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