Accordo tra Pd e Lega: il presidente Ucman sarà Alberto Calciolari
Con un accordo in extremis Lega e centrosinistra hanno individuato il nuovo presidente dell’Unione. Sarà il sindaco di Medolla, Alberto Calciolari, esponente del Pd, su cui hanno trovato una quadra i due grandi partiti, escludendo di fatto il resto del centrodestra e i vari gruppi civici. Per di più la nomina avviene a pochi giorni dalle elezioni di Finale che potrebbero anche portare ad un rimescolamento dei numeri in Consiglio dell’Ucman.
L’accordo su Calciolari supera l’impasse che per mesi ha visto presidente reggente Lisa Luppi, sindaco di Cavezzo e di fatto esclude dalla corsa Michele Goldoni, primo cittadino di San Felice che era ormai pronto a mettersi a disposizione anche alla luce del progetto di rivisitazione dell'ente in vista della Mirandolaexit. E invece proprio Mirandola, con la regia dell'onorevole Guglielmo Golinelli, ha definito l'accordo trasversale con il Pd.
Ma in Ucman ci sono anche altri problemi gestionali: li hanno sanciti con un’accorata lettera inviata al presidente uscente, Luppi, al presidente del Consiglio, Giorgio Cavazzoli e per conoscenza alla prefettura i due segretari generali uscenti, Rosa Laura Calignano, il cui incarico scadrà il 25 settembre (ha già fatto sapere di non essere disponibile a rinnovarlo), e Marco Carapezzi, uscito il 31 agosto. «A distanza di un anno dal deliberato recesso del Comune di Mirandola, si assiste ad uno stallo istituzionale che inevitabilmente si riflette sulla tenuta della struttura tecnico-amministrativa degli uffici e servizi – scrivono – tenuto anche conto della particolare complessità dell’Unione, la prospettata assenza di un segretario titolare nel pieno delle sue funzioni e prerogative, determinerebbe effetti pregiudizievoli sia per il funzionamento degli organi collegiali (Giunta e Consiglio), sia per la doverosa “messa in sicurezza” della struttura tecnico-amministrativa nel suo complesso. In tale situazione i diversi equilibri che connotano le dinamiche di Giunta e Consiglio consentono sempre meno all’ente di garantire lo standard quali-quantitativo di servizi che l’Unione è chiamata ad erogare».
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