Caso Ghizlan: marito condannato a 30 anni La uccise a coltellate e distrusse il corpo
Al processo bis il giudice non riconosce le attenuanti generiche e aumenta la pena: fu un femminicidio con premeditazione
Carlo Gregori
Khalid Laamane ha ucciso volontariamente la moglie Ghizlan che voleva separarsi da lui e poi ha inscenato un macabro incendio della sua auto per distruggere il corpo e depistare le indagini sull’assassinio avvenuto in realtà davanti all’ingresso del loro palazzo. Anche ieri il 51enne operaio di origini marocchine è stato condannato con rito abbreviato. Il secondo processo, dopo l’annullamento deciso in Cassazione, è terminato con una condanna più pesante del primo: da 22 anni, ora dovrà scontarne 30. Trenta che in realtà sono un ergastolo con l’applicazione dello sconto di un terzo della pena per aver scelto quel rito. Più anni perché questa volta il giudice non ha ritenuto di applicare le attenuanti generiche, come chiesto dal difensore, l’avvocato Giovanni Gibertini, riconoscendo invece adeguata la richiesta del pm Luca Guerzoni: ergastolo. Laamane era presente, era arrivato scortato dalla polizia penitenziaria. Non ha detto nulla.
Il suo difensore, manifestando disappunto per le mancate attenuanti generiche, ha già annunciato di ricorrere in appello dopo aver letto le motivazioni. Soddisfazione tra le parti civili: per i figli della vittima, due ragazzi adolescenti, l’avvocato Valeria De Biase come rappresentante del Comune di Modena che è il loro tutore; l’avvocato Marzia Sannicola per la Casa delle donne centro contro la violenza; e l’avvocato Nicola Termanini per i fratelli di Ghizlan. «Anche se i fratelli hanno già ottenuto il risarcimento al primo processo - spiega Termanini - c’è soddisfazione per una pena congrua a un delitto premeditato e così efferato». De Biase per i figli: «Non potevamo esprimere valutazioni sulle attenuanti generiche ma secondo noi questa sentenza è giusta equa e congrua considerando quanto è successo. Rimane una vicenda tristissima di ambito familiare ma, dal punto di vista di chi assiste le vittime, possiamo dire che c’è stata una riparazione». Sannicola per la Casa delle Donne: «Per crimini come questo la giustizia è riparativa e allo stesso non lo è mai. Per la nostra associazione questa pena era doverosa. Aspetteremo le motivazioni Noi continuiamo a ribadire che il femminicidio, oltre a essere un triste caso per la vittima e i parenti, è anche una questione culturale e sociale. Da trent’anni siamo presenti a Modena a fianco di donne che subiscono violenza ma questo caso ha scosso tutta la comunità modenese». L’assassinio di Ghizlan fu realmente un trauma per la città. Il 19 febbraio 2019 in via Cavazza, vicino all’inceneritore, fu notata un’auto bruciata nottetempo. Dentro il cadavere di una donna. La polizia scoprì che si trattava di una 37enne di origini marocchine, madre di due figli minori, che abitava in via Puccini in un appartamento accanto a quello del marito, una donna conosciuta e stimata a San Pio X. In poco tempo emerse che il marito Khalid Laamane era stato l’assassino. Laamane era ancora formalmente sposato anche se Ghizlan aveva chiesto il divorzio. A inchiodarlo la mancanza di un alibi e il possesso delle chiavi della moglie.
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