Fa 18 volte la salita dal ponte a Montese per l’amico malato
Montese. Ha fatto per 18 volte in bici la salita dal Ponte della Docciola a Montese, ma non solo per coprire un dislivello di 9.180 metri e quindi entrare nella Hall of Fame dell’Everesting, di coloro cioè che arrivano a scalare 8.848 metri d’un fiato. Lo ha fatto soprattutto per mostrare a un amico che sta lottando contro una grave malattia che con la forza di volontà si possono vincere le sfide più difficili nella vita.
Protagonista della storia Franco Lolli Giordano, montesino 48enne che è partito sabato verso mezzanotte dal ponte sulla Sp 27 pedalando su e giù tutta la notte, il mattino e il pomeriggio fino alle 18.30 di domenica, macinando 357,3 km e un dislivello in salita di 510 metri per 18 volte. Lo ha fatto per il pavullese Athos Caselli, infermiere come lui e grande amico che sta affrontando una durissima prova in fatto di salute. C’era anche lui a seguirlo pedalata dopo pedalata (in macchina e in moto), e con lui ha fatto festa al ristorante Belvedere di Montese al compimento dell’impresa.
Che ha avuto anche un supporter d’eccezione: Luca Covili, il campione di ciclismo di Pavullo, che con Franco alla mattina ha fatto due ore sotto la pioggia. È stato un ritrovarsi, visto che Lolli Giordano ne aveva seguito la formazione ciclistica ai tempi in cui era ds della Polisportiva Pavullese. E poi ci sono stati anche diversi altri amici ciclisti a condividere con lui un pezzo di strada, come Simone Manfredini, che lo ha motivato negli ultimi 80 km, i più difficili. Ovviamente non è mancato il supporto della moglie di Franco, non solo col tifo ma anche con fette di torta, crostate, panini, succhi di frutta e tutto quanto serviva per supportare l’eccezionale sforzo fisico (documentato in tempi e pause ristrette via gps). Il tutto è tanto più notevole se si pensa che, dopo 20 anni senza allenamento, solo da un anno e mezzo Franco si è rimesso in sella, ma con intensità: in 18 mesi ha fatto oltre 20mila km, perdendo 16 chili.
«È stata una bella impresa, ma nulla in confronto alla sfida che sta affrontando Athos – sottolinea – ho voluto con tutto il cuore dedicare questa cosa a lui per fargli coraggio. Grazie davvero anche a Luca che non ha voluto mancare nonostante la pioggia, e a tutti quelli che mi hanno supportato. Mi piacerebbe farne ancora di Everesting, anche per portare i riflettori su splendidi angoli di Appennino ancora poco noti».
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