Il marito voleva sempre esercitare un potere
La volontà di non perdere lo status di capofamiglia che lui esercitava con violenza. Ad ogni costo. È ciò che emerge alla fine dell’iter giudiziario come movente psicologico per Laamane nel momento in cui uccide la moglie e ne distrugge il corpo con le fiamme. Il difensore aveva chiesto le attenuanti generiche, forte del loro riconoscimento in Cassazione: aveva sottolineato la figura di un uomo rispettoso delle donne al punto di aiutare le colleghe e di aver scelto una donna avvocato per la separazione. Ieri il giudice non ha riconosciuto questa attitudine. Le motivazioni lo spiegheranno ma è stata considerata ininfluente nell’ambito di una vicenda familiare, con due figli minori, sfociata in un doppio crimine premeditato. Laamane voleva essere il marito riconosciuto d’autorità, quando sua moglie si era già separata di fatto e i figli faticavano a riconoscere autorevolezza.
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