Gazzetta di Modena

Modena

l’inchiesta sui fondi del terremoto 

Accusato di peculato un architetto del sisma fugge all’estero

F.D.

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Una palazzina del centro da ristrutturare con i fondi regionali della ricostruzione post sisma; un tecnico incaricato di presentare le varie pratiche e seguire il cantiere; un’attestazione considerata non veritiera alla luce dei lavori non completati. Sono gli ingredienti di un’inchiesta che vede imputate due persone: la proprietaria di un appartamento e l’architetto a cui il condominio affidò gli incartamenti del Mude. Le accuse sono di peculato mediante profitto dell’errore altrui e falsità ideologica.

Ieri, davanti al giudice dell’udienza preliminare, dottoressa Barbara Malvasi, la proprietaria di casa è stata rinviata a giudizio. Difesa dall’avvocato Fabrizio Brausi ha scelto di non optare per alcun rito alternativo ma di privilegiare il dibattimento al fine di dimostrare la propria buonafede e estraneità alle accuse, mosse dal pubblico ministero, dottor Marco Niccolini.

Discorso diverso per il professionista, assistito dall’avvocato Stefania Dondi: l’architetto, infatti, risulta irreperibile sul territorio italiano e quindi la sua posizione è stata stralciata in attesa che possa essere ritrovato. Le controverse informazioni però non lasciano ben sperare, ma fino al suo rientro il procedimento nei suoi confronti non potrà procedere.

L’appartamento interessato dai lavori di ristrutturazione post sisma – stando alle accuse – non fu completato perché i soldi stanziati con il Mude non bastarono a completare il cantiere. Eppure il professionista depositò un atto di conclusione delle opere al fine di incassare lo “stato avanzamento lavori” finale. Ora bisognerà capire chi lo autorizzò e chi firmò quella documentazione.

F.D.

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