Gazzetta di Modena

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Cersaie cambia e fissa gli obiettivi per energia pulita e sostenibilità

Gabriele Bassanetti

Il ministro Giorgetti ha aperto la rassegna della ceramica Savorani: «Saremo virtuosi senza perdere occupati»

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Gabriele Bassanetti

Probabilmente ci si chiedeva se il primo Cersaie post Covid, anzi con il Covid visto che la pandemia non è superata ed è ben presente nella mente di organizzatori e visitatori, sarebbe stato diverso dai precedenti. Ebbene sì, pare molto diverso, fin dall’entrata, tutti in fila per farsi leggere il green pass e, per chi non è vaccinato, ai punti in cui viene effettuato il tampone rapido; nel taglio del nastro, non più con la ressa di folla e fotografi ma sul palco, a distanza da tutti.

Ma più ancora che nelle forme esteriori, sono i linguaggi e le priorità che sembrano cambiati: questo è il primo Cersaie che mette al posto d’onore la transizione ecologica, la “decarbonizzazione”. La ceramica ha sempre puntato alla sostenibilità e ne ha sempre parlato, ma stavolta si pone ufficialmente un doppio obiettivo: avviare una vera transizione verso sistemi energetici puliti; diventare, come è già successo per molti processi produttivi e sistemi tecnologici nati dalla piastrella, un traino e un esempio per il mondo.

«Rappresentiamo – ha spiegato il presidente di Confindustria Ceramica Giovanni Savorani – lo 0,8% delle emissioni di anidride carbonica dell’industria italiana, che a sua volta rappresenta solo il 20% delle emissioni nazionali. Ma questo non ci impedisce di essere un modello virtuoso: nel mondo si producono 13 miliardi di metri quadrati di piastrelle e noi ne facciano meno di 400 milioni. Ma siamo i produttori a cui tutto il mondo guarda, quelli che da sempre rappresentano l’innovazione. Se riuscissimo a fare la differenza e trainare l’intero mondo ceramico in questa direzione, sarebbe un grande risultato».

La sfida è quella di riuscirci, spiega ancora Savorani «senza perdere posti di lavoro, altrimenti il risultato non avrebbe alcun senso».

Mantenere quindi gli eccezionali risultati che la ceramica italiana può elencare, non rispetto al 2020 del Covid (che sarebbe facile) ma rispetto al 2019 che fu un anno record. A giugno 2021 l’incremento di fatturato è del 12,3%, con punte oltre il 16% nel centro Europa. Anche l’Italia, grazie ai superbonus e al rilancio economico garantito anche dai fondi europei, registra un più 10,6% che non si vedeva da decenni. Con questi numeri si può anche dire che la perdita secca di un 2020 passato in lockdown e poi con produzione ed export condizionati dalla situazione del mondo, sia riassorbita. «Fra i motivi – spiega ancora il presidente di Confindustria Ceramica – proprio il lockdown che ha costretto molti a ristrutturare e rivedere le proprie abitazioni (magari per creare ambienti in cui ospitare in isolamento un parente contagiato) e e anche il fatto che la ceramica è il materiale più sano e facile da igienizzare fra i tanti esistenti».

Un dato lo ha aggiunto il presidente della Regione Bonaccini: più 6,6% di export rispetto al 2019, che rappresentò un anno record per l’Emilia Romagna. E proprio con la Regione, oltre che con l’Università di Modena e Reggio e con Acimac, Confindustria Ceramica ha avviato una filiera che progetti realmente l’auspicata transizione energetica: «Vogliamo ragionare concretamente – conclude Savorani – e realisticamente. In questo processo di passaggio la chilocaloria deve mantenere un prezzo costante, ogni scostamento comporterebbe difficoltà e cali occupazionali. E dobbiamo anche ragionare con mente aperta di ogni possibilità, anche di quelle fonti scartate finora ma molto più sicure, non escluso il nucleare».



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