«Un impianto da 20mila tonnellate E da Fossoli partirà il biometano»
Lo stabilimento di Aimag trasforma il rifiuto organico e gli sfalci in compost fertilizzanti
Serena Arbizzi
«Chiederemo il via libera perché si passi, in quest’impianto di Fossoli, dai due terzi di compost e un terzo di biogas alle proporzioni opposte, con l’introduzione del biometano».
Parola del presidente di Aimag, Gianluca Verasani che durante la visita all’impianto di compostaggio ha confermato l’intenzione di creare questa trasformazione nella struttura che riceve i rifiuti di tutto il bacino Aimag, ma anche di altre province, tra cui Reggio e Parma. La visita guidata di ieri, condotta da Marcella Bartoli, responsabile degli impianti di recupero di Carpi, ha illustrato come il rifiuto organico e gli sfalci diventino compost, fertilizzante.
«Nel 2020 abbiamo prodotto poco meno di 20mila tonnellate – racconta Bartoli – Tutto l’impianto funziona 24 ore su 24, tranne una parte che necessita la presenza dell’uomo».
All’interno del complesso di via Valle, esiste anche una struttura che produce energia elettrica, ceduta poi a Enel.
Poco più in là c’è il digestore: un capannone mastodontico in cui sono presenti sette tunnel di cemento armato. All’interno viene inserita una miscela di organico, il tunnel viene riempito e si chiude il portone di una tonnellata in modo da isolare completamente il contenuto.
Viene, poi, insufflato, quindi inserito, azoto, un inerte e può iniziare la produzione del biogas. Questo processo dura tre settimane. Ogni sette giorni vengono caricati due tunnel. «Poi viene nuovamente introdotto l’azoto – prosegue la responsabile – Si svuota, si pulisce e si ricarica. Tutto il liquido che c’è nell’organico viene raccolto tramite i fori nel pavimento. Si produce gas e lo si butta sul rifiuto».
Entrando nel dettaglio del nuovo impianto che si vuole realizzare a Fossoli, si tratta di un “digestione anaerobica del rifiuto organico da raccolta differenziata finalizzato alla produzione di biometano”. Il progetto è già il secondo a Fossoli: il primo digestore anaerobico è stato attivato nel 2016 ed è utilizzato per produrre energia elettrica in loco. Dal 2018, poi, ne è stato attivato uno anche a Finale. Il costo dell’opera si aggira sui 20 milioni. Il progetto è stato presentato alla fine dello scorso anno. L’iter autorizzativo è ancora in corso, vista la complessità di progetti come questo.
Anche Arpae, oltre all’amministrazione, dovrà esprimere valutazioni per quanto riguarda le materie di sua competenza per quanto riguarda alcune caratteristiche dell’impianto.
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