«Quei ragazzi si credono i “cattivi” di Gomorra, ma non abbiamo paura»
«Senza dubbio è stata un’esperienza traumatica: io, come diversi miei amici, ero letteralmente pietrificato davanti alla scena che mi sono trovato davanti». Giacomo ha 17 anni ed è uno studente del Selmi: sabato sera, sulle panchine dietro a Bobotti, si è trovato faccia a faccia con la baby gang nordafricana che ha pestato un suo amico. «Tutto è partito da un pacchetto di sigarette – spiega – ma quando il mio amico ha fatto notare che era suo, loro lo hanno colpito con un calcio alle caviglie, facendolo cadere a terra e massacrandolo di pugni e calci». A quel punto gli amici del ragazzo pestato hanno cercato di reagire, ma allo stesso tempo hanno capito che qualsiasi intervento avrebbe potuto innescare altra violenza: «Mentre noi cercavamo di aiutare il nostro amico – riprende il racconto – è arrivato un secondo gruppo di ragazzi nordafricani». Il timore, insomma, era che la situazione peggiorasse ulteriormente, ma nel frattempo sul posto è arrivata la polizia, mentre gli aggressori si sono dileguati. «Ci hanno detto chiaramente di non parlare con le forze dell’ordine – riprende lo studente del Selmi – evidentemente questi ragazzi si sentono i padroni della città, un po’ come se fossero i nuovi protagonisti di Gomorra. Proprio per questo noi non dobbiamo cedere alla paura: le scene davanti alle quali ci siamo trovati sono traumatiche, ma non possiamo dargliela vinta, non possiamo accettare che queste persone facciano quello che vogliono, impedendo ai ragazzi di godersi il sabato sera. Io studio e lavoro, e il sabato rappresenta per me l’unica occasione di svago: non posso accettare di vivere nella paura, né voglio cedere alla tentazione di essere diffidente ogni volta che incontro un estraneo, magari nordafricano». Proprio per raccontare la sua esperienza, oggi lo studente del Selmi incontrerà il sindaco Muzzarelli: «Dobbiamo lavorare tutti insieme affinché questi episodi non si ripetano – chiude il 17enne – e per non cedere alla paura».
L.G.
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