Spacciatori vicini ai Casalesi La banda finisce tutta in carcere
Contestata l’associazione a delinquere a italiani e albanesi. Indagine partita dalla ricerca di armi
Serena Arbizzi
«Ma quanti pezzi teneva addosso?”. I pezzi sono i quantitativi di droga, in quantità ingentissima al centro dell’indagine che dalle prime ore di ieri mattina ha portato in carcere sei persona e una agli arresti domiciliari, con un’operazione eseguita dal comando provinciale dei carabinieri di Modena, in seguito a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari di Bologna. Un’operazione che, ancora una volta, mette in luce la presenza dei Casalesi sul territorio modenese.
Un’associazione a delinquere per il commercio di stupefacenti è affiorata grazie all’attività di indagine, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Bologna e condotta dai militari del nucleo investigativo, ha permesso di arrestare in flagranza otto persone per detenzione di stupefacenti. Sono stati inoltre posti sotto sequestro un chilo di cocaina, 12 chili di hascisc eu un chilo di marjuana, oltre a 50mila euro in contanti.
Addirittura, il giro di droga veniva gestito da parte di no degli indagati dal carcere. All’operazione hanno preso parte 50 carabinieri del comando provinciale con tre unità cinofile antidroga di Firenze e Bolzano.
L’associazione a delinquere sgominata da Dda e carabinieri era composta da italiani e albanesi. L’albanese Marku Leo rivestiva una delle posizioni di apice nel gruppo ed era l’organizzatore dell’attività che includeva sia Modena, sia parecchi comuni della Bassa. Viene definito il “direttore” della componente albanese dell’associazione a delinquere e non è apparso per nulla intimidito dall’arresto del suo socio italiano. Dopo l’arresto per l’indagine, inoltre, è stato nuovamente denunciato e arrestato ma si è sempre sottratto alla misura cautelare fino a rendersi irreperibile. Ecco perché il giudice ha stabilito il carcere per lui.
Tra i soggetti dell’indagine anche Salvatore Noviello, detto “Savio” e Salvatore Lionetti, detto “o Zingarone”. Noviello è stato arrestato in flagrante nel giugno 2017 per spaccio. Lionetti è emerso in diversi procedimenti presso le procure di Modena e Bologna. Indagini in cui compare soprattutto con il proprio soprannome, “o Zingarone”, appunto.
L’attività nasce da due procedimenti della procura di Modena, uno dei quali incardinato dopo l’aggressione di cui fu vittima il medico Stefano Tondi, primario di cardiologia a Baggiovara. Dalle indagini, infatti, è affiorata una trattativa riguardante armi di provenienza illecita che coinvolgeva soggetti ritenuti appartenenti al clan dei Casalesi: Renato Corvino e Biagio Del Prete.
La struttura del gruppo e l’attività ha fatto entrare in campo la procura distrettuale e le indagini a tutto campo hanno fatto scoprire l’esistenza di un narcotraffico a largo raggio.
Grazie anche alle intercettazioni telefoniche, le indagini hanno potuto ricostruire una capillare rete di contatti, di luoghi, tra cui una struttura ricettiva, bar e negozi della Bassa, utilizzati come punti d’appoggio o di scambio delle sostanze stupefacenti.
Il gruppo funzionava così: gli albanesi fornivano la droga e gli italiani la spacciavano al dettaglio o la rivendevano ad altri spacciatori. L’attività aveva basi economiche molto solide e si alimentava con il traffico di stupefacenti che avveniva nei luoghi più disparati tra cui le case. Tramite la fidanzata e altri complici, poi, uno degli indagati era riuscito a farsi portare un telefonino in carcere gestendo il traffico di stupefacenti Dai vertici, l’organizzazione garantiva, a cascata, il sostegno economico alle famiglie degli altri associati.
Gli interrogatori di garanzia si svolgeranno domani.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
