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«Anticorpi? Le cellule di memoria della Sars presenti dopo 17 anni»

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«Anticorpi? Le cellule di memoria della Sars presenti dopo 17 anni»

«Non è necessario misurarli, l’importante è che il nostro organismo mantenga la capacità di produrli quando viene a contatto col virus» 

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L’INTERVISTA

Ci si interroga spesso su quanti anticorpi siano “sopravvissuti” nell’organismo di chi, come i sanitari, ha ricevuto il vaccino a inizio anno. Quel numero secondo il professor Andrea Cossarizza, immunologo di Unimore, non è tutto: «Gli anticorpi scemano? Non è necessariamente un problema. Quando il sistema immunitario incontra l’antigene (tramite il vaccino, ndr) produce gli anticorpi che poi nei mesi calano, ma non spariscono. Quello che più conta è che le cellule deputate alla produzione di anticorpi non svaniscano, quelle restano. Si trovano nel nostro sistema immunitario localizzato (milza, linfonodi, intestino ecc). Quindi quando misuriamo gli anticorpi abbiamo una spia di quello che è successo o sta succedendo, ma l’esame non indica quante cellule sono capaci di produrne ulteriormente. Per misurarle occorrere una biopsia linfonodale. Cosa ovviamente non fattibile». Perciò «avere un calo degli anticorpi è fisiologico. Esistono ricerche recenti che mostrano come nei volontari che si sono sottoposti a una biopsia linfonodale la memoria dei linfociti B, le cellule che producono anticorpi, sia ben presente dopo molti mesi dal vaccino. Anzi la qualità di questa capacità produttiva è addirittura migliorata, pur non incontrando nuovamente il virus». Detto che il calo degli anticorpi è fisiologico, esiste un livello sotto il quale bisogna preoccuparsi? «Non lo sappiamo ancora, non esistono dati sufficienti. Ad esempio puoi avere pochissimi anticorpi, ma se ti infetti le tue cellule nel giro di pochissimo tempo li producono e il virus viene fermato prima che scenda oltre le prime vie aeree. Ecco perché può succedere che un vaccinato risulti positivo al tampone, l’importante è che il virus non provochi forme gravi della malattia». Al momento non è ancora possibile stabilire quanto duri la difesa del vaccino: «Abbiamo però qualche buona notizia. Chi ha avuto il Sars-Cov-1, nel 2003, dopo 17 anni avevano ancora cellule di memoria. Quello di oggi, però, è un altro Coronavirus, e quindi stiamo prudenti. Speriamo vada nello stesso modo. Se andrà così, tra qualche anno il Covid-19 potrebbe essere solo un bruttissimo ricordo. Ma sta a noi continuare la battaglia quotidiana. Quindi niente sparate e sempre molta cautela».



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