La Unirecuperi vuole la discarica e si rivolge addirittura a Mattarella
Savignano. Il ricorso è avviato contro la Città Metropolitana di Bologna Tagliavini: «Non ci facciamo intimidire, sempre fermi sul nostro “no”»
Elena Pelloni
Savignano. Non molla la presa Unirecuperi Srl riguardo al suo progetto di discarica immaginato tra le colline di Savignano e Valsamoggia. Tanto che ha addirittura presentato ricorso alla Presidenza della Repubblica contro il Piano territoriale metropolitano di Bologna. A maggio, infatti, la Città metropolitana di Bologna aveva rinnovato il proprio Ptm, inserendo tra le zone calanchive registrate anche quelle del Comune di Castello di Serravalle, area inspiegabilmente rimasta esclusa da quelle di interesse ambientale. Proprio lì, infatti, l’azienda di Reggio Emilia aveva considerato di far sorgere il suo “Parco tecnologico per la gestione dei rifiuti contenenti amianto”.
A fronte di questo aggiornamento, però, il progetto di discarica risulta incompatibile con il Ptm bolognese. Ma Unirecuperi Srl tenta il tutto per tutto, chiedendo in extrema ratio al Presidente della Repubblica che tale Piano territoriale venga annullato. Dagli uffici della Città metropolitana fanno sapere che il ricorso è ora in mano all’avvocatura provinciale la quale, in sinergia con gli uffici di pianificazione territoriale, sta preparando la propria linea difensiva. «Ci vorrà tempo – spiegano da Bologna – Questi sono processi complessi. Ma di fatto il ricorso depositato al momento non interrompe nulla».
Il Comune di Savignano, citato nel ricorso a livello incidentale da Unirecuperi, ha dato mandato all’avvocatura unica provinciale di costituirsi per contrastare quest’azione. «Abbiamo saputo del ricorso – commenta il sindaco Enrico Tagliavini – Ora abbiamo la certezza che andranno avanti con fermezza. I nostri uffici stanno lavorando alacremente in vista dell’inizio della Conferenza di servizi, in programma il 19 ottobre».
Due settimane fa gli uffici regionali avevano ricevuto le integrazioni richieste a Unirecuperi Srl dall'Agenzia regionale per la prevenzione, l'ambiente e l’energia dell’Emilia-Romagna (Arpae). Unirecuperi aveva infatti chiesto una proroga agli uffici regionali competenti, poi concessagli nella misura di 180 giorni, per rispondere alle numerosissime osservazioni di contrasto inviate dai vari enti e Comuni coinvolti.
«Stiamo analizzando le carte presentate da Unirecuperi – aggiunge Tagliavini – Per il momento, l’azienda sembra battere sugli stessi temi. Noi ribadiremo quanto già detto. Ovvero, che gli impatti ambientali di questa presunta discarica non sono stati valutati nel pieno della loro completezza. Inoltre, dal punto di vista urbanistico, stiamo parlando di un progetto irregolare per quell’area. Perché si tratta di una zona calanchiva, così come recepito dal Ptm bolognese e quindi tutelata da regolamenti ambientali. Una discarica sarebbe incompatibile».
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