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l’intervista 

Caso diamanti, Vescovini: «Ancora 5 anni di tempo per chiedere risarcimenti»

Alice Benatti
Caso diamanti, Vescovini: «Ancora 5 anni di tempo per chiedere risarcimenti»

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Alice Benatti

«Basta allarmismi perché non è vero che chi purtroppo è caduto sotto la mannaia della prescrizione nella vicenda dei diamanti vedrà pregiudicati i suoi diritti risarcitori – tranquillizza l’avvocato Letizia Vescovini, il cui studio legale segue circa 400 risparmiatori (soprattutto da Banco Bpm) sparsi un po’ in tutto il nord Italia ma con una forte presenza nelle province di Modena e Reggio Emilia – quelle stesse persone adesso possono valutare l’azione civile e abbiamo davanti ancora 5 anni».

Intervenuta a Radio24, Vescovini ha fatto chiarezza sulla richiesta di archiviazione per 73 indagati tra cui Maurizio Faroni, all’epoca dei fatti direttore generale di Banco Bpm, avanzata dalla Pm di Milano Grazia Colacicco.

Dunque come va letta questa richiesta di archiviazione?

«Dato che ieri ho ricevuto un sacco di telefonate da persone che hanno letto articoli ci tengo innanzitutto a mettere in evidenza un punto: il processo penale di Milano continua e con la richiesta di archiviazione per quelle 73 posizioni la Pm ha detto chiaramente che non vuole destituire di fondamento quello che si è fatto sino ad ora ed anzi è convinta che ci siano le ipotesi di truffa aggravata. Ovviamente lo dice da Pm, specificando che la sua convinzione dovrà trovare conferma nel giudizio penale in corso. Malgrado la richiesta di archiviazione per le persone che hanno comprato le pietre più di 7 anni e mezzo fa, la Pm ribadisce che le banche hanno avuto un ruolo determinante in questa vicenda e che le condotte truffaldine ci sono. L'accoglimento della richiesta di archiviazione perché il reato si è prescritto, non preclude qualsiasi diritto risarcitorio per i clienti vittime di questa vicenda. Rimane percorribile la via civile: il termine di prescrizione in questo caso è decennale ed inizia a decorrere da quanto si ha avuto conoscenza del danno; in questo caso, dalla trasmissione di Rai 3 “Report” del 17 ottobre 2016».

Che è quella che sta percorrendo lei con i suoi clienti?

«Sì. Ho sempre ritenuto che per queste vicende finanziarie il penale fosse pericoloso perché sono molto complesse, coinvolgono tante persone, quindi i tempi si dilatano e la prescrizione matura. Chi pensa di ottenere un risarcimento lì deve per forza evitare la prescrizione ma non accade quasi mai e l’esempio è la nota vicenda di Gianni Zonin che è stato condannato in primo grado, ha già fatto appello e probabilmente durante il giudizio d’appello maturerà la prescrizione quindi tutti quelli che in quel procedimento hanno cercato di avere un risarcimento non lo avranno. Nel civile la prescrizione è disciplinata diversamente: fino a quando la causa è pendente – anche durasse trent’anni – è sospesa; basta avviare la causa o quanto meno chiedere formalmente il risarcimento del danno, prima che siano decorsi i 10 anni, da quanto si è avuto notizia del danno».

Dunque la “buona” notizia è che in realtà niente è ancora perduto perché resta il processo civile.

«Certamente. Quello che esce dal processo penale è oro perché nel penale ci sono dei poteri d’indagine che nel civile non abbiamo: la guardia di finanza ha fatto mesi e mesi di indagine raccogliendo un sacco di documentazione, facendo moltissimi interrogatori, ed è materiale che conferma in civile il ruolo determinante delle banche, senza dubbio non mere segnalatrici».

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