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Pane in regalo da Alberghini «Ero povero, oggi aiuto io»

Pietro Gasparin
Pane in regalo da Alberghini «Ero povero, oggi aiuto io»

L’idea dello storico fornaio di via Vignolese insieme alla moglie Francesca Agrate «Siamo molto devoti a San Francesco, un gesto doveroso dopo i lockdown»

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Pietro Gasparin

Il 4 ottobre potrebbe sembrare un giorno come tanti, il solito lunedì frenetico, ma non per chi, come Settimo Alberghini, titolare da quarantacinque anni dell’omonimo panificio, ha sposato in pieno i valori del santo che in questo giorno viene ricordato: san Francesco.

Dopo una vita piena di difficoltà e di duro lavoro, Settimo e sua moglie Francesca Agrate hanno deciso di concedersi al prossimo, aiutando, con una pagnotta seme di grano, chiunque è entrato ieri nel loro forno.

«Faccio questo lavoro da 58 anni, ho cominciato a 11 per aiutare la mia numerosa famiglia», dice Settimo, ricordando i difficile periodo infantile nella Modena dei primi anni 60’. «La carità è fatta di piccoli gesti, nei sorrisi di chi, affamato, non si riempie le tasche di monetine, ma la pancia di pane», ribadisce il signor. Alberghini, che con un sorriso a trentadue denti ci ha raccontato la genesi di questa iniziativa così particolare.

«Da sempre io e mia moglie siamo fortemente devoti a san Francesco ed oggi abbiamo voluto seguire il suo sacro insegnamento di aiutare il prossimo, qualunque esso sia. Il Covid ha messo in ginocchio attività commerciali e famiglie intere che, disperate, finiscono per chiedere l’elemosina in giro. Anch’io da bambino ho vissuto in povertà, ma non ho mai chiesto denaro; passando di casa in casa ho sempre aperto le mie mani in cerca di uova, sale e farina per fare il pane. Oggi, dopo anni di sudore e fatica, sono fiero di ciò che ho fatto e sono pronto ad aiutare chi, come me in passato, necessita di un aiuto e ha fame». I coniugi Alberghini non hanno infatti deciso di donare ai loro clienti una delle tante leccornie che hanno reso famoso il loro panificio, ma una semplice pagnotta lievitata e cotta al forno.

«San Francesco non portava ai poveri ricchezza e benessere da un punto di vista materiale, ma li rendeva ricchi nello spirito; il pane è infatti il simbolo per eccellenza della semplicità e della convivialità, un cibo povero, ma appagante nella sua povertà. Doniamo noi stessi come faceva il santo, un gesto di rinascita dopo i lunghi mesi di stop per l’allerta Covid».

L’iniziativa ha avuto il successo sperato, con la clientela del forno felice di ricevere in dono una calda e fragrante pagnotta, cibo per lo stomaco e per lo spirito. La volontà del panificio Alberghini di aiutare i più deboli della comunità modenese non si limita solo alla giornata di ieri. Da anni infatti i due coniugi, spinti da un forte senso di carità francescana, intervengono per prestare soccorso ai più sfortunati, di ogni nazionalità, sesso ed età, regalando i prodotti non venduti a fine giornata ad alcune organizzazioni benefiche attive sul territorio provinciale.«Ho sempre cercato di aiutare il prossimo ed il mio lavoro me lo ha permesso. Vivere e lavorare sia di notte che di giorno mi ha dato la possibilità di conoscere molte persone, di farmi raccontare le loro storie; il lockdown ha reso difficili queste interazioni, le ha affievolite, rendendo il rapporto con il cliente più complesso. Il mio forno però rimarrà sempre un posto sicuro e di condivisione, accompagnati dal profumo dei nostri prodotti».

All’ombra del Conad di via Vignolese abbiamo potuto assistere ad un vero e proprio esempio di condivisione in un periodo complesso, segnato dal pericolo costante del Coronavirus. Sono piccoli gesti, semplici, comuni, ma fondamentali per ricostruire un tessuto sociale che si è perso ormai da troppi mesi (in città proprio nei giorni scorsi abbiamo raccontato le iniziative di solidarietà di Modena Est e del Parco XXII Aprile).

Un regalo da fare al prossimo, lo spogliarsi del proprio io per donarsi a chi ci sta accanto, come san Francesco ha rinunciato alle sue ricche vesti per coprirsi solo con un saio, scalzo tra gli scalzi, povero tra i poveri.

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