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Dig Festival chiude col botto e pensa già al 2022

Dig Festival chiude col botto e pensa già al 2022

Si è chiusa la settima edizione (la seconda a Modena) della kermesse dedicata al giornalismo d’inchiesta con spazio ai vincitori

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Si è chiusa la settima edizione del Dig Festival, che dal 30 settembre al 3 ottobre ha ravvivato la città di Modena, per la seconda volta capitale del giornalismo d’inchiesta, con sui si consolida una collaborazione nel segno dei valori che animano l’associazione Dig. Bilancio più che entusiasmante per un’edizione che, con il suo ricco programma di oltre 80 eventi e 100 ospiti, ha valorizzato i contenuti esclusivi, l’approfondimento di qualità e l’indipendenza dell’informazione.

Filo conduttore dei progetti in concorso – oltre 200 le candidature, tra video reportage e podcast provenienti dai principali broadcaster e agenzie indipendenti internazionali – è stato il concetto di «Unmute», tema dell’edizione 2021: riattivare, riprendere parola, togliere dal silenzio, mettere l’informazione, l’inchiesta e il punto di vista al centro, amplificando le tante voci che per troppo tempo sono state messe in muto.

La proclamazione dei vincitori si è svolta nella Chiesa di San Carlo. Il pluripremiato fotografo Paolo Pellegrin, presidente della giuria internazionale di questa settima edizione, insieme a Valerio Bassan, co-organizzatore di Dig Festival, e alla giornalista Silvia Boccardi hanno assegnato i sette Dig Awards, uno per ogni categoria in concorso: Investigative Long, Investigative Medium, Reportage Long, Reportage Medium, Short – per le migliori inchieste e i migliori reportage dell’anno in formato video (proiettati al Cinema Astra nei giorni del Festival) – e Audio, categoria riservata al miglior prodotto giornalistico di storytelling audio.

Proclamato anche il vincitore del Dig Pitch, fiore all’occhiello del Festival che premia il miglior progetto d’inchiesta, cui va il contributo di 15.000 euro per sviluppare o mettere in produzione un documentario o una docuserie. A decretare i vincitori è stata la giuria composta da 10 tra giornalisti, registi e professionisti della comunicazione. Hanno affiancato il presidente Pellegrin: Gabriela Manuli (GIJN), Andrea Scrosati (Fremantle), Margherita Pescetti (regista), Juliana Ruhfus (Al Jazeera English), Tim Travers Hawkins (Cinemachete), Anne

Koch (GIJN), Alberto Nerazzini (Dersu/DIG), Alexandre Brachet (Upian), Nils Hanson (SVT).

Ecco i vincitori e i lavori che sono stati menzionati e segnalati: All the Prime Minister’s men – Al Jazeera Investigative Unit; Dirty clothes – Mission Investigate SVT; Lagos Inferno – BBC Africa Eye; The shameful mistake – Le Monde ; Oil promises – Berlin Producers Media GmbH ; Syria: lost chilhood – Découpages; Moruroa files – Disclose ; Untold stories behind screen dreams ; All the Prime Minister’s men (Ep. 3); Buco Nero – Storytel; Untitled Kim’s Video Project – David Redmon, Ashley Sabin, Francesco Galavotti ; The Deserter – Giuseppe Borello, Andrea Sceresini, Tatsiana Khamliuk; Laurent Richard, giornalista investigativo – Forbidden Stories.

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