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cronaca

Sassuolo. “Faida” in famiglia per gestire i soldi della sorella giudicata incapace

Assolti due imputati accusati di appropriazione indebita da una parente dichiaratasi amministratrice di sostegno 


06 ottobre 2021 Serena Arbizzi


SASSUOLO. Aveva denunciato la sorella e il cognato per appropriazione indebita. La loro colpa? Non averle consegnato i documenti e il libretto di un’altra sorella di cui era amministratrice di sostegno. Il tribunale, però, ha assolto entrambi i parenti dopo un processo durato quattro anni e finito lunedì scorso con la decisione del giudice Donatella Pianezzi. Decisione che ha messo una pietra sopra a un durissimo scontro famigliare senza esclusione di colpi.

Il caso risale al 2017 e riguarda una famiglia con sette fratelli, la maggior parte dei quali residenti a Sassuolo.

Una sorella, invece, si era trasferita ad Arezzo, in Toscana, e aveva ricostruito lì la propria vita.

Lei è una delle protagoniste dell’intricata faida che ha coinvolto più parenti stretti in una guerra legale terminata soltanto nei giorni scorsi.

I contrasti, infatti, scaturiscono all’interno di questa famiglia numerosa, della quale fa parte un’altra sorella, dichiarata incapace. Tutto si snoda intorno a quest’ultima che, suo malgrado, finisce al centro della contesa tra fratelli. La donna, infatti, ha la necessità di essere seguita da un amministratore di sostegno nello svolgimento di numerose pratiche a motivo dei problemi che l’hanno portata a essere dichiarata incapace. Per un periodo le due sorelle hanno vissuto insieme, ad Arezzo, poi quella con necessità di assistenza è ritornata a Sassuolo.

Poi, un giorno, la sorella residente in Toscana ha raggiunto sua sorella e suo cognato a Sassuolo dichiarandosi amministratrice di sostegno della parente e pretendendo l’accesso al conto postale, nonché i documenti d’identità.

La sorella e il cognato non le hanno fornito quanto domandato, che dalle ricostruzioni effettuate in sede giudiziaria sarebbero stati pretesi lì per lì, senza richieste anticipate. Senza, quindi, dare il tempo ai due di preparare eventualmente i documenti.

La sorella residente in Toscana, dunque, ha denunciato per appropriazione indebita D.M. e D. P. M. (queste le iniziali dei due parenti finiti a processo). Dopo la denuncia è scattata anche una perquisizione dei carabinieri a casa della sorella presso l’abitazione di Sassuolo.

I due imputati, difesi dall’avvocato Gianpaolo Verna, hanno dimostrato di non sapere della nomina dell’amministratore di sostegno.

La giudice del tribunale di Modena Donatella Pianezzi ha così assolto i due imputati perché il fatto non costituisce reato.

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