Cogorno inquinato: il caso è in Regione
Interrogazione di Mastacchi sui continui sversamenti E il comitato denuncia: «Nessuna risposta dal Comune»
Pavullo. Arriva in Regione il caso del depuratore di Pavullo e dei continui sversamenti di acque nere nel torrente Cogorno e nel Rossenna di Polinago, a causa di un sistema di raccolta e gestione delle acque che in caso di temporali manifesta evidenti inadeguatezze.
Sulla base degli elementi raccolti ed esposti da Davide Venturelli (ripetute le sue denunce del problema in Consiglio) il consigliere civico Marco Mastacchi (Progetto Emilia Romagna) ha presentato in Regione un’interrogazione per avere chiarimenti. «Il problema si ripete ogniqualvolta ci sono precipitazioni abbondanti - sottolinea - perché il punto di pescaggio delle acque nere è regimato da un piccolo bacino, che riesce a gestire solo un piccolo volume di acqua rispetto a quello che si riversa nell’impianto quando si verificano eventi temporaleschi intensi o conferimenti “importanti”. In queste occasioni l’impianto non è in grado di gestire l’intenso apporto idrico con la conseguenza che l’acqua tracima non filtrata nel Cogorno. Fatto ancor più deplorevole se si tiene conto che è dalla Regione annoverato tra i corsi d’acqua meritevoli di tutela».
«E del 2012 una proposta di adeguamento del depuratore - ricorda - ma nel Piano degli interventi del 2016 tale ipotesi è stata sostituita con una proposta di separazione delle reti idriche che prevede reti nere e reti bianche dedicate per ridurre il carico dell’impianto. Da recenti affermazioni dell’amministrazione comunale di Pavullo, Hera avrebbe presentato un progetto preliminare del nuovo sistema di sdoppiamento delle reti, volto a ridurre il carico idraulico sulla rete relativa all’impianto di depurazione e risolvere le interferenze tra il reticolo fognario e quello scolante naturale. Così come da tempo e per non sovraccaricare il canale tombato, è stato proposto di realizzare, nella zona dell’aeroporto di Pavullo delle vasche di laminazione, senza specificare se interrate o superficiali, finalizzate all’intercettazione di una parte del volume di acque nella parte a monte. Inutile sottolineare come ad oggi si registri un nulla di fatto». Da qui la volontà di sapere se si intende intervenire, e se l’opera è tra quelle finanziate dalla Regione con i fondi Pnrr.
E’ sorto anche un comitato per denunciare il problema, che si è ripresentato puntuale il 26 settembre con il temporale: «Due mesi fa ho chiesto al Comune quanti sono gli abitanti equivalenti (compresi cioè quelli che lavorano solo a Pavullo) che insistono sul depuratore, per capire se è ancora proporzionato rispetto a quando fu costruito: nessuna risposta - sottolinea la presidente Rita Mammi - mi avevano promesso un incontro e non ha avuto seguito: silenzio totale. E il problema resta».
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