L’Intelligenza artificiale? È il Rinascimento «Ma il cervello umano vale molto di più»
Giovanni Medici
Il Rinascimento è stato il trionfo dell’intelligenza e della creatività dell’uomo. Oggi quali tecnologie e quali intelligenze ci aiuteranno a proseguire un percorso di sviluppo umano, particolarmente attento alla sostenibilità? Per dare una risposta a questo interrogativo ieri, nella grande sala dell'Accademia Militare, è andato in scena Rinascimento digitale: quale intelligenza per la ripresa? Evento di caratura nazionale organizzato da Confindustria Emilia in collaborazione con una quindicina di associazioni confindustriali di altre regioni. Obiettivo dell’incontro quello di esaminare l’impatto dell’era dell’Intelligenza Artificiale e della rivoluzione digitale sulla società e sull’uomo. Federico Faggin, presidente di Federico and Elvia Faggin Foundation, dagli Stati Uniti ha ribadito che in Italia un Rinascimento digitale è una possibilità concreta. «Con il digitale possiamo immaginarci rispetto alle macchine – ha detto il fisico vicentino, padre dei primi quattro microprocessori dell’Intel – Non basta l’Intelligenza Artificiale, ci vuole coraggio, volontà, passione e creatività, per fare qualcosa di nuovo. Il computer non ha pancia, coraggio, cuore. Sfatiamo il mantra del potere delle tecnologie che sconfiggono l’intelligenza umana. È la cooperazione che ci ha fatto fare progressi non la competizione, compresa quella con i computer, che conduce alle guerre. La coscienza e il cervello non sono un algoritmo. Dentro di noi c’è un potere pazzesco, c’è il Rinascimento, un libero arbitrio e una creatività che ci distingue dalle macchine ma che la scienza di oggi nega». Marko Bertogna, professore di Unimore e direttore di HiPeRT Lab, ha raccontato quello che il laboratorio universitario che dirige sta facendo nel campo dei microchip di nuova generazione ma anche nell’invenzione di sistemi di guida automatica. «Il numero di attori sul mercato globale si è ridotto fortemente nel settore dei transistor di piccole dimensioni – ha spiegato – Non si cerca più di aumentarne le frequenze, si mettono in parallelo i microchip con grandi aumenti di performance, un salto nella capacità computazionali rispetto alla programmazione classica. E nella Motor Valley c’è più richiesta di ingegneri elettronici per l’automotive”.
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