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Assolto dalla rapina al Bingo «Quell’auto non era più mia»

Serena Arbizzi
Assolto dalla rapina al Bingo «Quell’auto non era più mia»

Il 37enne non era tra i banditi  in azione in via dell’Industria Aveva già venduto la vettura ripresa dalle telecamere durante la fuga da Carpi

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Serena Arbizzi

Assolto perché il fatto non sussiste. Questa la sentenza emessa ieri dal collegio presieduto dal giudice Roberto Mazza nei confronti di Ebert Iaon Eusabin, 37 anni, accusato di essere parte della banda che rapinò il Bingo di via dell’Industria il 4 agosto del 2019.

Tramite le ricerche effettuate partendo dalla targa, infatti, si era risaliti all’uomo, residente a Genova. Ieri, Eusabin è stato assolto da quest’accusa e da altre a suo carico perché il fatto non costituisce reato.

Le indagini avevano condotto a Eusabin, in carcere per otto mesi per poi passare ai domiciliari, perché, come aveva spiegato l’imputato all’inizio delle indagini, era risultato il proprietario dell’auto utilizzata per la rapina, una Mercedes coupé, ripresa dalle telecamere. Com’è stato dimostrato nel corso delle udienze, invece, l’auto era stata venduta da Eusabin prima del colpo, ma senza che venisse depositato il passaggio di proprietà. «Inoltre, l’accusa sosteneva che il mio assistito avesse indossato una maglia, il giorno della rapina, per coprire i tatuaggi – afferma il legale Maurizio Tonnarelli, che difendeva l’imputato insieme a Claudio Zadra – Dalle immagini, però, era ben evidente che il rapinatore era corpulento, molto diverso dal mio cliente, quindi. Dopo due mesi dall’arresto, poi, si è optato subito per il giudizio immediato, senza passare dall’udienza preliminare».

Il pubblico ministero, nell’udienza scorsa, aveva chiesto nove anni di pena per la rapina che fruttò 8mila euro. In quell’occasione era stato ascoltato anche l’imputato. La difesa aveva sostenuto, nelle passate udienze, che Eusabin non fosse mai venuto nella zona di Carpi e fosse stato incastrato dalla targa dell’auto che però non apparteneva più a lui, essendo stata venduta. Una tesi che ha evidentemente convinto il collegio giudicante, arrivato alla sentenza di assoluzione dopo la camera di consiglio.

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