«I miei vestiti erano spariti L’ho preso a calci e pugni»
Sequestro di persona, rapina e lesioni in concorso: le accuse di cui dovranno rispondere i due imputati ascoltati ieri davanti al giudice
«Dormivo nella cantina del seminterrato e lui accanto a me: quando ho visto che indossava i miei vestiti ho dato in escandescenze e l’ho preso a schiaffi e pugni».
Sylla Souraibou è uno degli imputati accusati di sequestro di persona, lesioni e rapina aggravata in concorso a danno di un ventenne lettone, nella cantina 29 di via Martiri di Belfiore, 1. Risponde delle accuse insieme a Cherif Achraf, ascoltato anch’egli dal collegio presieduto dal giudice Roberto Mazza ieri pomeriggio, e a un altro imputato, condannato nel marzo scorso, in abbreviato, a quattro anni e due mesi che sta scontando ai domiciliari.
Dal filmato dell’aggressione, realizzato proprio da quest’ultimo, si sente Souraibou dire alla vittima: “Volevi prendere la m...”. Il pubblico ministero Maria Angela Sighicelli ha chiesto ripetutamente cosa intendesse l’imputato con quella parola, che potrebbe essere intesa come sinonimo di droga. Sylla ha risposto che si riferiva a una borsa dove teneva alcuni ricordi, tra cui una foto di famiglia. E che si era infuriato quando, rientrando nel seminterrato di cui aveva sfondato la porta per usarlo come abitazione, aveva notato che i suoi abiti erano spariti. Inoltre, aveva visto il suo “vicino”, residente in modo abusivo in un’altra cantina, indossare una maglia «con il collo uguale alla mia, io faccio musica e ho bisogno di vestiti decenti, che mi procurava Cherif, l’unico di noi che lavorava e poteva permettersi di comprarmeli».
A quel punto, secondo la ricostruzione fornita da Souraibou , la vittima avrebbe fornito a un altro ragazzo il cellulare, poi usato per riprenderlo nel momento delle violenze. Con il telefono hanno inviato un messaggio al cugino della parte offesa, chiamato, con la scusa di fumare droga, a chiarire le ragioni del furto di cui forse era informato.
Fatto sta che, come ha confermato la testimone che ha liberato il giovane torturato, a quest’ultimo erano stati legati i polsi con il filo elettrico. «Era ranicchiato in un angolo, aveva i pantaloni abbassati ed era legato, mi ha raccontato di essere stato aggredito», ha raccontato la ragazza.
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